Come uscire dall’emergenza Covid19

Leggi il Documento Politico di ProgReS sull’emergenza Covid19:

Dati e grafici su: Sardinia. Focus Covid-19 Coronavirus


Premesse – Dopo aver illustrato la nostra analisi sulla situazione e sulla gestione dell’emergenza, in questa seconda parte del documento politico sull’emergenza Covid19 Progetu Repùblica delinea prospettive e proposte operative per l’uscita dalla crisi emergenziale dovuta all’epidemia da coronavirus.


Proposte d’azione per la Sardegna

Le politiche centraliste dello Stato Italiano avranno forti ripercussioni in Sardegna anche sui dispositivi di sostegno alle imprese e ai lavoratori autonomi nel post emergenza: essendo il nostro tessuto economico fondamentalmente diverso dal tessuto economico italiano, alcune sue peculiarità non verranno considerate o sono state parzialmente trascurate dalla stesura del decreto “Cura Italia”: le aziende e tutto il settore produttivo in questo momento hanno bisogno di liquidità e di sostegno per poter far fronte a costi e spese inderogabili e la risposta dello Stato non può perdersi nelle pastoie burocratiche italiane di cui il valzer sulle autocertificazioni per gli spostamenti e il crash del sistema di accesso informatico al sito della previdenza sociale rappresentano solo gli ultimi imbarazzanti esempi.

In questa situazione, in cui il Popolo sardo non può permetteresi di affidarsi ancora a chi ha contribuito con grosse responsabilità politiche a determinare questa condizione, occorre rilanciare le attività economiche e farlo disconnettendo la nostra prospettiva di rilancio da quella dello Stato italiano.

E’ il momento di iniziare a gestire localmente la crisi e non delegare più al Governo italiano l’esclusività della gestione delle incombenze. Da questo punto di vista riteniamo controproducente sia per l’economia che per la vita sociale dei Sardi un allineamento dei provvedimenti a quelle che sono le regioni italiane più colpite dalla pandemia: solo se la Sardegna riuscirà al più presto a rimettersi in moto potrà ammortizzare al meglio la situazione di disastro economico di cui si intravedono le prime avvisaglie e che si prospetta col prolungamento del blocco totale in atto in queste settimane.

Nell’immediato crediamo che, anche prendendo spunto da provvedimenti e proposte messi in campo in altre Nazioni con condizioni affini a quella sarda, in questo momento occorrerebbe prendere, o confermare in alcuni casi, una serie di provvedimenti urgenti che ci permettano di affrontare l’ultimo periodo di transizione prima della riapertura delle attività col ritorno della Sardegna alla vita produttiva e ad una vita sociale normale.


Proposte di attuazione immediata per il contenimento della crisi socio-sanitaria

Trasporti e ingressi nell’isola

  • Proroga temporanea della chiusura dei tre aeroporti sardi al trasporto convenzionale di viaggiatori e attivazione di una zona di quarantena per le persone che devono necessariamente arrivare per via aerea. Installazione di archi disinfettanti per la ricezione di merce per via aerea;
  • Installazione nei punti di ispezione doganale dei porti, di archi per disinfezione per container e merci che arrivano da altri punti della Repubblica italiana e del mondo;
  • Rimpatrio dei sardi all’estero solo in casi giustificati, con quarantena controllata in luoghi concordati con le autorità.
  • Incremento dei test in modo sistematizzato per individuare possibili focolai di infezione;
  • Acquisto, in qualsiasi modo possibile, del materiale utile alla realizzazione di tamponi e reagenti. Nel caso in cui il Governo italiano non fornisca questi materiali, la RAS deve poter contare sulla propria capacità di iniziativa per ottenere questo materiale, indipendentemente dall’autorizzazione del Governo centrale: la priorità suprema è la salute e la vita dei sardi;
  • Test e tamponi immediati al maggior numero possibile dei residenti, in primis al personale sanitario e agli operatori delle residenze per anziani.
  • Acquisto di materiale per la protezione individuale utile per affrontare la crisi. Il Governo della RAS deve agire per il suo ottenimento in modo indipendente dal Governo italiano;
  • Garantire la consegna di materiale per la protezione individuale a tutto il personale della sanità, compreso quello non considerato strettamente sanitario ma con evidente contatto con persone infette: impiegati delle pulizie, delle cucine, della manutenzione, della sicurezza, delle ambulanze;
  • Il materiale per la protezione personale deve essere obbligatorio in tutto il sistema sanitario: ospedali, cliniche, residenze, ambulanze.

Azione mirata per le residenze per anziani

  • Necessità di un piano di applicazione obbligatorio sia nelle residenze pubbliche che private;
  • Individuazione di protocolli chiari da seguire per il personale di questi centri;
  • Dotazione di sufficiente materiale per la protezione personale per dipendenti e ospiti.

Proposte per il rafforzamento dell’attenzione sanitaria

Il governo della RAS deve correggere la politica di smantellamento sanitario degli ultimi anni e dedicare risorse economiche straordinarie destinate a coprire le necessità del sistema pubblico.

Occorre approfittare di questo momento per prevedere e applicare le seguenti misure urgenti:

In materia di personale sanitario:

  • Maggior stabilità per i lavoratori e regolarizzazione dei contratti del personale sanitario;
  • Misure di rinforzo del quadro del personale sanitario. Contrattualizzazione del personale sanitario disoccupato e reclutamento di professionalità tra studenti di Medicina, Farmacia e studenti in ambito socio-sanitari;
  • Rinforzo del personale tecnico per le emergenze della rete di trasporto sanitario urgente.

Proposte d’azione in campo sociale e misure istituzionali:

  • Monitorare tutte le residenze per anziani sarde, pubbliche e private, per proteggere le persone con il maggior rischio di contagio e il maggior tasso di mortalità;
  • Stabilire i servizi minimi nel campo del diritto alla casa, con criteri di priorità per le fasce sociali più deboli;
  • Attivare un telefono dedicato al sociale, per dare copertura alle chiamate urgenti derivate dalla situazione di isolamento;
  • Individuazione e cura per le persone in situazione di rischio di esclusione sociale;
  • Attenzione alle garanzie di vita dignitosa per bambini e i ragazzi e garanzia del diritto allo studio anche per poter usufruire delle lezioni online (stipula di accordi con le compagnie telefoniche per garantire a tutti gli studenti delle scuole dell’obbligo l’accesso gratuito alla rete);
  • Controllo effettivo dei senza casa. Permettere l’accesso immediato in qualche struttura;
  • Attivazione immediata di un assegno sociale per le persone vittime di esclusione sociale o con situazione economica grave, affinché possano fare acquisti di prima necessità con l’autorizzazione dei servizi sociali previo accertamento dello stato di necessità;
  • Garantire la protezione personale dei professionisti che lavorano a domicilio per assistere persone malate o i loro familiari;

Difesa della capacità di decisione e di gestione della crisi in Sardegna

Per ragioni di efficacia, operatività e agilità è essenziale garantire la capacità decisionale dell’amministrazione della RAS, per gestire in modo migliore, dalla nostra realtà specifica, il trattamento e le soluzioni richieste da questa crisi occorre:

Proposte in ambito istituzionale:

  • Stabilire regole di funzionamento di commissioni permanenti del Parlamento sardo, adattate alla situazione eccezionale;
  • Auspichiamo la presenza urgente nel Consiglio della RAS (anche per via telematica se dovesse essere ritenuto necessario) del Presidente per riferire sull’analisi della situazione, sulle misure adottate, sulla previsione dell’evoluzione della crisi e sulla proposta di linee di azione negli ambiti della cura sanitaria, del contenimento del virus e delle misure straordinarie in campo economico, sociale e lavorativo: il Popolo sardo ha diritto a conoscere le risposte del Presidente nelle sedi istituzionali.

Utilizzo delle competenze militari esclusivamente in ambito civile

Le competenze militari per la protezione generale e individuale dalle aggressioni chimiche e batteriologiche devono essere messe a disposizione delle autorità sanitarie locali.

L’esercito italiano in Sardegna deve sottomettersi alle esigenze della pianificazione civile e non occupare funzioni già svolte da altri corpi: in questa prospettiva non hanno senso le richieste di dislocamento di personale armato finalizzato al controllo del territorio fatte dal Presidente Solinas.

Creazione di un tavolo sardo per affrontare le conseguenze del virus

Con la partecipazione delle forze politiche sarde, dei principali sindacati, patronati e altre entità rappresentative (agricoltura, turismo, liberi professionisti e partite IVA) per scambiare informazioni, analizzare e trovare un accordo sulle azioni da mettere in atto al termine della crisi.


Proposte per la riapertura graduale delle attività in Sardegna

Vista la condizione di insularità, l’attuale blocco degli spostamenti verso l’isola, le misure restrittive per chi rientrerà ed è rientrato nelle scorse settimane, l’andamento dei contagi e lo stabilizzarsi delle forniture nei presidi ospedalieri sardi riteniamo che sia opportuno al più presto riaprire le attività produttive che hanno le caratteristiche idonee a mantenere in un primo momento un basso potenziale di assembramento delle persone.

Riteniamo altresì che visti i dati epidemiologici sull’età media dei contagiati e l’età media dei decessi in Sardegna (79 anni, dato aggiornato al 2 Aprile) sia opportuno, pur confermando in un primo momento le misure di isolamento sociale per gli over 65 e i soggetti con patologie a rischio, permettere al resto della popolazione di riprendere le proprie attività lavorativa.

Le stesse restrizioni sono attive tuttora in un’altra isola del Mediterraneo:

a Malta nonostante una densità abitativa venti volte maggiore a quella sarda, hanno predisposto l’isolamento sociale solamente per categorie a rischio, donne in gravidanza e over 65, mantenendo comunque i numeri del contagio sotto controllo.

Come ribadito più volte le peculiarità della nostra terra dovrebbero essere una risorsa anche da questo punto di vista: le piccole comunità potrebbero essere le prime a ripartire: nell’isola esistono oltre 120 comuni al di sotto dei mille residenti, tutte comunità in cui si potrebbe pensare di riaprire alle normali attività limitando i contatti con i paesi confinanti in cui esistono ancora casi di contagio in atto; in Sardegna su 377 comuni, al 4 Aprile, 277 non avevano ancora registrato un solo caso di contagio, come si può verificare dai dati dell’Istituto Superiore della Sanità pubblicati dal sito della RAS.

Un altro dato interessante è quello del numero di positivi ogni 100mila abitanti che, su 107 province dello Stato italiano, posiziona quelle sarde agli ultimi posti: Oristano 106° su 107, Sud Sardegna 105°, Nuoro 100°, Cagliari 98°; l’unica provincia che fa eccezione è Sassari che comunque si attesta oltre metà graduatoria al 64° posto (dato aggiornato al 6 Aprile).

Si dovrebbe ricominciare a permettere la circolazione tra “paesi sanificati” in maniera tale da creare delle aree “bonificate” in cui la vita normale e le attività possano riprendere a pieno ritmo riattivando il tessuto economico dei territori per poi ricomporre un puzzle che alla fine del processo avrà rimesso in rete tutta la nostra Natzione.

Il Popolo sardo non si può permettere in un momento già travagliato per l’economia locale una chiusura totale e prolungata nel tempo, i cittadini sardi hanno affrontato con dignità e rigore questo periodo di chiusura cautelare e preventivo.

Come tutte le crisi anche questa deve costituire un’occasione di opportunità e di rilancio sociale ed economico: siamo consapevoli che probabilmente nei prossimi mesi il blocco della circolazione delle persone, da e verso l’isola, sarà prolungato.

In questo contesto dovremmo far fronte ad alcune esigenze e ripensare alla valorizzazione del mercato interno, non in chiave autarchica ma di miglioramento dell’offerta, in maniera tale da rinsaldare tra i cittadini di Sardegna il senso di comunità e cooperazione ed essere pronti a rilanciarci nel sistema di relazioni e di scambi quando, a livello globale, saremo pronti a riaprirci totalmente alla fine dell’emergenza.