Settore agropastorale: il clamoroso fallimento della Giunta Regionale

Progetu Repùblica aveva già dato avviso in comunicati risalenti alla primavera scorsa che per l’agricoltura e la pastorizia si stessero prospettando congiunture estremamente sfavorevoli, ad oggi la situazione può definirsi catastrofica e le prospettive per gli anni futuri non sono per nulla buone: il prezzo del mangime si attesta aggi intorno ai 48/50 €/q a fronte di 32/35 €/q di un anno fa. Il prezzo del gasolio agricolo è pari oggi a 1,45 €/l, con tendenza al rialzo già nei prossimi giorni. Sono costi che ostacolano lo svolgersi di qualsiasi attività agricola, che limitano le scelte imprenditoriali e che solo parzialmente saranno colmate dal prezzo maggiore del latte previsto per la prossima annata. 

Quello che lascia stupefatto il mondo agricolo sardo e in particolare il mondo agropastorale in queste ultime settimane è l’assoluta inefficienza e inadeguatezza delle istituzioni regionali che di fronte alla predisposizione del nuovo Piano Strategico Nazionale, che detta le regole per i contributi PAC (Politica Agricola Comune) e per il PSR (Piano Sviluppo Rurale, che in futuro prenderanno il nome di CSR – Complemento Sviluppo Rurale) predisposto per i prossimi 5 anni, ha fatto in modo che la Sardegna perdesse milioni di euro di finanziamenti provenienti dall’unione europea

Sono 819.500.000,00 € i fondi previsti per la Sardegna per i prossimi 5 anni, contro  1.308.407.000,00 € della programmazione precedente che aveva una durata di 7 anni, con una perdita di circa 23 milioni di euro l’anno.  La Sardegna, seppur rientrata nell’Obiettivo 1 e quindi tra le Regioni in ritardo di sviluppo, e quindi suscettibile di un maggior aiuto, avrà a disposizione fondi inferiori alle altre regioni poco sviluppate (alla Sicilia sono stati assegnati € 1.566.600,00, alla Puglia € 1.205.900,00, alla Campania € 1.206.300,00). Tutte le misure di contributo percepite già dagli allevatori subiranno delle riduzioni; la dotazione finanziaria del benessere animale sarà più che dimezzata, quella per l’indennità compensativa è notevolmente ridotta. 

Su tutto però brucia la clamorosa esclusione del settore ovicaprino dall’Ecoschema 1 livello 2, che avrebbe fatto in modo che il valore dei titoli su cui viene effettuato il calcolo della domanda unica – valore più che dimezzato dalle nuove disposizioni – potesse raggiungere dei valori accettabili paragonabili a quelli degli anni precedenti.  L’Ecoschema 1 livello 2 prevede un premio aggiuntivo  per gli allevamenti che si impegnano al rispetto di obblighi specifici nel settore del benessere animale e praticano pascolamento o allevamento semibrado. L’esclusione dell’ovicaprino sardo da tale Ecoschema, oltre a provocare un danno economico, ha il sapore della beffa, in quanto culturalmente l’allevamento brado e/o semibrado è il tipo di allevamento prevalente in Sardegna e il benessere animale le nostre aziende lo praticano da sempre anche senza nessuna indicazione ed imposizione da parte dell’UE.

Si tratta di un enorme e clamoroso fallimento politico delle giunta Solinas e dell’assessorato all’agricoltura guidato da Gabriella Murgia che non ha fatto valere le ragioni e gli interessi del comparto agricolo e zootecnico sardo, già piegato da crisi varie, epidemie e cavallette. Ci chiediamo per quale motivo la Sardegna non ha avuto una dotazione finanziaria simile a quella delle regioni del sud Italia e perché la giunta regionale non abbia fatto valere la tanto sbandierata (quanto inutile) “Insularità in Costituzione” che ha sancito lo svantaggio geografico della Sardegna, a conferma di una politica regionale e statale assente e sempre più lontana dai problemi reali di buona parte della popolazione sarda, che direttamente o indirettamente vive da quello che la terra produce. 

Progetu Repùblica crede da tempo che sia giunto il momento che la politica dia la massima priorità ai problemi del comparto e che da domani stesso ponga in essere un piano straordinario di interventi che vada a calmierare i prezzi delle materie prime e dell’energia, oltre che  prevedere misure integrative che vadano a colmare le perdite previste dalla nuova programmazione europea e causate dalla incapacità politica. 

È importante programmare degli interventi che nel breve e nel lungo periodo vadano a colmare il deficit strutturale delle imprese e facilitare la ricomposizione fondiaria, rendendo le stesse competitive abbassando i costi di produzione. 

Progetu Repùblica pensa che serva una legge apposita (come già fatto in altre Regioni) che salvaguardi il nostro allevamento estensivo e che attribuisca al pastore il ruolo centrale di produttore, di custode del paesaggio e della biodiversità e di difensore e portavoce della cultura agro-pastorale che ha indelebilmente dato un’impronta di identità ai sardi. Una legge che salvaguardi il passato e prepari ad affrontare il futuro, facendo leva oltre che sulla genuinità e particolarità dei pascoli, anche sul benessere animale che può diventare elemento trainante di tutti i settori dell’allevamento isolano.  

Siamo convinti che per realizzare questo passaggio epocale sia necessaria una nuova classe dirigente, che tuteli gli interessi dei sardi. Non è infatti fattibile in nessun modo dalla politica sardo-italiana, articolata in tutte le sue declinazioni possibili, in quanto questa ha dimostrato oltre all’incapacità e all’inettitudine dei sui rappresentanti, la totale mancanza di interesse alla risoluzione dei problemi che si sono via via presentati dalla crisi del prezzo del latte, alla gestione della blue tongue, all’invasione delle cavallette. 


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