Seconde case: la Regione impedisca l’esodo dalle zone rosse alla Sardegna.

Nel Decreto Legge del 13 marzo 2021 – che stabilisce le nuove misure di contenimento dell’epidemia di Covid-19 – vengono disposte, tra le misure precauzionali da applicare fino al 6 aprile, anche le direttive in materia di spostamenti all’interno e all’esterno delle zone con diversi scenari di rischio epidemiologico in cui sono divise le Regioni amministrative dello Stato italiano.

A fronte di misure molto restrittive, che prevedono il divieto assoluto di spostamenti all’interno delle stesse zone o tra zone diverse se non per comprovate esigenze di lavoro, salute e necessità, lo stesso Decreto concede la possibilità di spostarsi anche dalle regioni con maggiori limitazioni per raggiungere le seconde case situate in altre regioni dello Stato italiano .

Progetu Repùblica ritiene che l’aspetto più allarmante consista nel fatto che tra le zone raggiungibili da parte dei cittadini italiani rientri anche l’unica “zona bianca” presente nel territorio dello Stato, la Sardegna, in cui il contenimento del contagio è attualmente sotto la soglia d’allarme e in una situazione di quasi normalità.

In Sardegna il fenomeno delle seconde case è infatti molto rilevante: come riportato nel 2017 dal focus del “Sole 24 Ore” sul saldo Imu e Tasi, nella ex provincia di Sassari le seconde case rappresentavano il 41,9% del totale delle abitazioni, in quella di Nuoro il 37,4% , in quella di Oristano il 29% e nella ex provincia di Cagliari il 28,3%.

Ad oggi i dati non dovrebbero essere variati di tanto ma ciò che preoccupa ora i sardi – alla luce del Decreto Legge di cui sopra – è il fatto che, molte di quelle seconde case, siano proprietà di cittadini non residenti nell’Isola: è come se lo Stato italiano abbia firmato un lasciapassare per coloro che, provenienti anche da zone ad alto tasso di contagio, decideranno di trascorrere le prossime settimane in Sardegna mettendo a rischio la salute dei sardi ed il fragile sistema di controlli che fino ad ora è riuscito a mettere in campo la Regione Autonoma della Sardegna.

È intuibile che molti proprietari italiani di seconde case in Sardegna decidano di passare il periodo pasquale nell’isola, riproponendo quello che è successo l’anno scorso dopo la riapertura della circolazione tra Regioni successiva al lockdown; se a questo si aggiunge il fatto che i controlli effettuati nei porti ed aeroporti sardi – stabiliti dal decreto del Presidente della Regione – si applicano su base volontaria, si capisce l’alto rischio sanitario a cui il Popolo sardo sarà esposto.

Progetu Repùblica condanna l’atteggiamento e la gestione di questa emergenza da parte dello Stato italiano che – anche in questa occasione – non sembra per niente rivolto a tutelare la salute dei cittadini di Sardegna, primi e finora unici a raggiungere lo status di “zona bianca”, ProgReS condanna fermamente anche l’atteggiamento accondiscendente della Regione Autonoma della Sardegna nei confronti del Governo italiano soprattutto in questo frangente in cui, per l’ennesima volta, si sarebbe potuto far valere il vantaggio geografico dovuto alla nostra insularità .

Servirebbe un provvedimento fermo e deciso da parte del Presidente Solinas che potrebbe, con un’ordinanza – come già fatto dal Presidente della Regione Autonoma della Val d’Aosta – impedire l’arrivo e la permanenza di non residenti provenienti da zone ad alto contagio almeno fino al 6 aprile; un provvedimento preso in tal senso preserverebbe ora la salute dei sardi, impedendo che gli sforzi fatti finora vengano resi vani e, in vista dell’imminente stagione estiva, impedirebbe il tracollo del settore turistico che sarebbe definitivamente compromesso da un’eventuale “terza ondata” di contagi.