Occupazione militare: ProgReS contro la repressione dei militanti

Martedì 14 settembre un giudice del Tribunale di Cagliari ha disposto il rinvio a giudizio di decine di attivisti sardi per la loro partecipazione a manifestazioni contro l’occupazione militare della Sardegna, mantenendo intatto il quadro accusatorio della Direzione antiterrorismo della Procura di Cagliari.

Per l’ennesima volta la magistratura svolge il compito di braccio armato dello stato italiano in Sardegna, trasformando teoremi politico-repressivi in capi di imputazione.

Il sistema politico istituzionale sardo è ormai stagnante, il carrierismo politico gratificato da un sistema clientelare ben collaudato, tiene lontano dai luoghi in cui si decide chi coltiva l’idea di una Sardegna diversa. La blindatura del Consiglio regionale attraverso una legge elettorale di ispirazione turca – anche questa benedetta dalla magistratura – non consente ad una grande parte della cittadinanza sarda di essere rappresentata e di esprimere le proprie posizioni.

Non rimane altro che la piazza, luogo di mobilitazione e di rivendicazione a difesa degli interessi della Sardegna e di chi la abita.

Ma come si addice ad uno Stato autoritario anche nelle piazze non deve risuonare più alcuna protesta, soprattutto se questa non è addomesticata e si agita contro interessi intoccabili.

Ecco che allora il codice penale rappresenta un formidabile strumento repressivo, la legge arriva dove il manganello non è più in grado di “educare” i riottosi, gli oppositori, i dissidenti, quelli che davvero non ci stanno a sopportare una situazione di sudditanza non più tollerabile. La longa manus della legge deve però essere spietata sino ad ipotizzare l’accusa di terrorismo per chi osa stare dall’altra parte e protestare. E così con forzature giuridiche, che neppure un codice Rocco riesce a prevedere, si dipana la violenza di un sistema che evidentemente non ha sviluppato gli anticorpi al fascismo.

Questo modus operandi è stato già collaudato con l’operazione Arcadia, con l’eliminazione fisica di Doddore Meloni, senza dimenticare l’accanimento giudiziario nei confronti dei pastori.

Questa deriva autoritaria, che quando è perpetrata in altri paesi smuove la coscienza dei soliti benpensanti, rappresenta un pericolo per gli ideali democratici che ispirano il nostro Partito, che a gran voce esprime tutta la sua solidarietà per chi viene perseguitato per le proprie idee e le manifesta senza timore. Auspichiamo che l’indignazione e l’attivismo contro la repressione sia un campo comune di battaglia democratica di tutti gli indipendentisti.

Fintzas a sa Republica!