La blue tongue e le inadempienze delle istituzioni sanitarie sarde

Non sono tempi facili per gli operatori del mondo agropastorale.

Alla siccità, all’invasione di cavallette, al rincaro dei prezzi dei mangimi e di tutte le materie prime, agli innumerevoli disagi provocati dalla inefficienza e dalla lentezza degli enti tecnici, ormai ridotti all’osso per mancanza di personale, ai ritardi nell’erogazione dei contributi, al fallimento dei Bandi PSR dell’ultima programmazione si è aggiunto in queste ultime settimane il dilagare di una nuova e temibilissima ondata di Blue Tongue.

In poco più di un mese dalle aziende del Nuorese e dall’Ogliastra si è propagata soprattutto nel centro e nel sud Sardegna ma ha ormai toccato tutte le province e si sta spostando verso il nord. La lingua blu può considerarsi ormai endemica in Sardegna per cui l’ATS ha il compito annualmente di predisporre un piano per il controllo della stessa che preveda la vaccinazione e tutta una serie di misure di profilassi nelle aziende.

Evidentemente qualcosa quest’anno è andato storto e questo complesso meccanismo di prevenzione si è bloccato tanto che la campagna vaccinale non è stata attuata o è stata portata avanti con molta lentezza e trascuratezza.

La campagna di vaccinazione che sarebbe dovuta terminare il 31 luglio è quindi ancora in corso e questi ritardi continuano a preoccupare gli allevatori sia di ovini che di bovini (di cui ne è già stata bloccata la movimentazione senza analisi sanitarie preventive eseguite a spese degli allevatori). Ad oggi sono interessati più di 1000 allevamenti in quasi tutta la Sardegna e l’espandersi della malattia fa pensare che a breve tutta la Sardegna sarà interessata. Questo benché la disponibilità dei vaccini fosse assicurata dall’istituto zooprofilattico che ad oggi ha ancora la disponibilità di 90 mila dosi. Un vero e proprio Black Out nel sistema di prevenzione e di controllo a cui è seguito un ridicolo teatrino con scambio di accuse e responsabilità tra ATS, Assessorato all’Agricoltura e istituto zooprofilattico, il tutto a danno del settore trainante della nostra economia che si trova già in una situazione di estrema fragilità e difficoltà, con crescente allarmismo da parte degli allevatori.

A fronte del complesso meccanismo di controllo e prevenzione messo in piedi dalla Regione Sardegna pesa la cronica mancanza di personale veterinario che deve sopperire nei vari territori a tutte le operazioni riguardanti la sanità nel comparto zootecnico (comprese le vaccinazioni), mancanza di cui le istituzioni sono al corrente. Infatti sono numerosi i veterinari professionisti che avendo maturato il termine di 36 mesi di lavoro chiedono a gran voce ed attendono di essere stabilizzati dall’ATS. Questa invece nel mese di giugno, a fronte dell’esigenza di 31 unità veterinarie indicate nel Piano dei Fabbisogno (per altro non aggiornato) ha indetto la stabilizzazione di sole di 10 unità.

ProgReS Progetu Rèpublica lamenta l’inadempienza delle istituzioni sanitarie in campo animale e la pessima gestione della campagna vaccinale da parte delle Istituzioni oltre che lo stato di difficoltà in cui versano sia ATS che gli Enti Tecnici quali Argea e Laore a causa della mancanza di personale.

Il mondo delle campagne appare sempre più abbandonato a se stesso. Noi riteniamo serva un cambio di passo radicale nella gestione delle problematiche legate al mondo agricolo ed agropastorale che tanto rappresentano per la Sardegna non solo in termini di fatturato ma anche come salvaguardia della identità della nostra terra. In questa ottica un efficiente sistema veterinario con l’impiego di personale specializzato a servizio delle aziende nei territori, soprattutto quelli considerati più a rischio, permetterà di contenere l’insorgere di epidemie salvaguardando non solo il patrimonio animale ma anche i redditi degli allevatori direttamente interessati e dell’intero comparto.