Il 4 novembre non è la nostra festa!

Oggi 4 novembre il Presidente della Repubblica italiana è in Sardegna per festeggiare le forze armate e l’unità nazionale.

La scelta della Sardegna per questo tipo di parate scioviniste è del tutto inappropriata ma forse possiamo cercare di dare una spiegazione ai motivi che suggeriscono al capo dello Stato italiano di venire nella nostra Isola anziché in un altro qualsiasi luogo.

Primariamente, credo sia una prova di estrema debolezza dovuta alla constatazione che la Sardegna è un territorio abitato da un Popolo mai piegatosi del tutto.

Non sarà di certo sfuggito agli apparati dello Stato la sempre più diffusa insofferenza della popolazione sarda nei confronti delle continue esercitazioni militari che si svolgono in Sardegna e che vanno anche oltre i territori occupati. È vero che il sistema di tolleranza è ben oliato ma ciò, evidentemente, non è più sufficiente a reprimere l’indignazione dei cittadini sardi verso una situazione percepita, quantomeno, come iniqua. Chiunque viva in questa isola e non sia in malafede, si rende conto che la presenza militare nei poligoni sardi non porta alcun benessere alle popolazioni locali ma rappresenta una spoliazione ingiustificata che aggrava il disagio economico che dobbiamo subire per altri centinaia di motivi. Anche il più distratto dei sardi è consapevole che una tale invadenza militare non risponde ad esigenze di distribuzione delle “servitù” nel territorio dello Stato. Inoltre, soprattutto negli ultimi anni vi è una maggiore consapevolezza dei danni ambientali e alla salute umana e animale che gli armamenti utilizzati provocano senza sosta.

Ciò detto, riteniamo che il Presidente della Repubblica italiana abbia avvertito l’urgenza di affermare con la sua presenza la necessità che la Sardegna continui ad accollarsi questo fardello, richiamando all’ordine tutti i partiti politici che in qualche modo sono costretti – in alcuni casi e con le dovute cautele – a recepire il malumore popolare.

Insomma, il Capo dello Stato italiano viene in Sardegna per affermare che la Sardegna è parte integrante dell’Italia e che deve fare tutti gli sforzi che si rendono necessari per contribuire all’ “interesse nazionale”, primo tra tutti quello dello sforzo bellico, sempre maggiore.

Esigenza questa che si lega indissolubilmente ad altre questioni che è sempre utile ribadire al Popolo sardo: la prima è quella dell’unità nazionale; Qualsiasi spinta di carattere indipendentista non può trovare legittimazione. Sanno bene gli apparati statali che l’assimilazione verso la “nazione italiana” non è mai stato completamente recepito dai sardi, i quali, anche se tanti anche solo emotivamente, non hanno mai accettato del tutto di disconoscere la loro identità di Popolo e di continuare a simpatizzare per idee “secessioniste”, come da loro impropriamente definite.

In tempi in cui la Sardegna diventa fondamentale per le esigenze energetiche italiane, arginare queste derive è un imperativo. La transizione energetica italiana passa per lo sfruttamento della Sardegna, terra ricca di sole e di vento.

Il Presidente non mancherà poi di infarcire il suo intervento con richiami patriottici legati al sacrificio degli “intrepidi sardi” durante il primo conflitto mondiale. Attenzione perché questo rappresenta uno dei più subdoli argomenti utilizzati da sempre per legare la Sardegna all’Italia. Infatti, facendo leva sui morti ammazzati in guerra si favorisce la narrazione secondo la quale, l’indipendentismo lederebbe la memoria di tanti sardi che si sono sacrificati per la “patria”, insinuando, soprattutto nella generazione più anziana, sensi di colpa mischiati ad un orgoglio ben infuso dalla letteratura ufficiale.

Invitiamo, quindi, tutti i sardi che hanno amor proprio e per la propria terra a disertare questa manifestazione e ad esprimere democraticamente la loro contrarietà.

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