Progetu Repùblica de Sardigna - ProgReS - Eletziones Europeas

Vogliamo un collegio e un quorum sardi per le elezioni europee: democratzia.eu

Alla luce della scarsissima partecipazione degli elettori sardi alle elezioni europee e alla luce del fatto che il sistema elettorale italiano rende impossibile per la Sardegna eleggere direttamente propri rappresentanti europei Progetu Repùblica lancia la campagna di raccolta firme democratzia.eu.

L’iniziativa è trasversale e aperta e si rivolge a tutti i cittadini che hanno a cuore la democrazia.

E’ possibile firmare online sul sito www.democratzia.eu (trovate il modulo qui sotto) ma è anche disponibile un modulo in PDF scaricabile per raccogliere firme tra parenti, amici e colleghi di lavoro.

Possono firmare tutte le persone che avranno diritto di voto alle prossime elezioni europee, quindi anche i quattordicenni di oggi.

Le firme saranno consegnate alle istituzioni europee e a quelle italiane e rappresenteranno l’impulso dal basso a favore della creazione di un collegio elettorale europeo sardo, scorporato dalla Sicilia, e per l’adozione di un quorum calcolato su base sarda.

Collegio sardo, scorporato dalla Sicilia

Quorum calcolato su base sarda e non Statale

Una battaglia di democrazia e di rappresentanza che caratterizza da sempre l’indipendentismo sardo e che dovrebbe trovare appoggio anche da parte di tutti i sinceri democratici sardi e italiani.

Il collegio elettorale sardo consentirebbe un parziale riequilibrio della disparità demografica tra Sardegna e Sicilia mentre il quorum su base sarda permetterebbe l’agibilità politica su scala europea delle forze identitarie sarde nel quadro di un giusto riconoscimento della specificità culturale, storica e linguistica sarda, come d’altronde già avviene per altre comunità linguistiche presenti nello Stato italiano come nel caso del Sud Tirolo, della Valle d’Aosta e della comunità slovena del Friuli-Venezia Giulia che possono accedere ad apposite legislazioni elettorali speciali.

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APPROFONDIMENTO

Sardigna & Europa, un amore impossibile

Sin dalle prime consultazioni del 1979 per la Sardegna le elezioni europee hanno il sapore della beffa.

Per la nona volta nella Storia circa 400 milioni cittadini dell’intero continente hanno eletto gli oltre 700 parlamentari europei ma questo è un diritto che al milione e mezzo di elettori sardi non spetta.

Nel momento storico attuale, cruciale per il futuro del nostro continente e per le sue istituzioni, i sardi rimangono nuovamente fuori dalla Storia, come accade quantomeno da 150 anni. Decisioni che comportano un impatto diretto sul presente e sul futuro della nostra terra vengono prese altrove. E per l’ennesima volta non abbiamo potuto esprimere in modo diretto parlamentari che possano rappresentare in sede europea e trovare soluzioni a problemi come l’inquinamento industriale e militare, l’arretratezza del sistema educativo, il tessuto produttivo fossilizzato e schiacciato da. Un sistema fiscale ingiusto e inadeguato, l’emigrazione di massa verso nazioni e Stati che dell’Europa come noi fanno parte, ma in maniera concreta e non mediata.

Il quadro attuale

La Sardegna, per espressa volontà della politica attraverso votazioni parlamentari, condivide la propria circoscrizione elettorale con la Sicilia, una terra lontana e diversa dalla Sardegna, che condivide con noi solamente il fatto di essere una grande isola.

Un sistema elettorale ingiusto, antidemocratico e discriminante non consente alla Sardegna sin dal 1994 di eleggere in maniera diretta un europarlamentare.

La Sicilia infatti ha un numero di abitanti di circa quattro volte superiore al nostro, ed è caratterizzata da un tessuto socioeconomico e da problemi storici in larga parte diversi da quelli della Sardegna.

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Lo Stato italiano quindi, nonostante il Tribunale Civile di Cagliari abbia appoggiato ricorsi contro il sistema elettorale, da decenni non risolve questo problema. Toccherebbe alla Corte Costituzionale stabilire se la legge discrimini i diritti dei sardi rispetto a quelli delle altre minoranze linguistiche presenti nello Stato italiano.

Le responsabilità dei sardi

Ma la responsabilità di tale situazione, fatta spesso di taciti consensi e da connivenze vergognose, è in larga parte anche a carico della stessa classe dirigente sarda.

Prima delle elezioni europee del 2014 i deputati sardi sono riusciti ad esempio a chiedere l’approvazione del collegio elettorale europeo unico per la Sardegna a soli due mesi dalle elezioni.

Sarebbe auspicabile che i parlamentari sardi lavorassero per il bene comune dei sardi piuttosto che rispondere alle segreterie di partito per far sì che la Sardegna abbia nell’Europa e nelle sue istituzioni il punto di riferimento per la pianificazione del proprio futuro.

Il diritto dei sardi alla rappresentanza diretta nelle istituzioni europee non è mai stato tra le priorità dei partiti. Non si tratta di un fatto casuale ma della precisa volontà di non trovare soluzioni nonostante negli scorsi anni si fossero presentate le condizioni tecniche (maggioranze, numeri, istanze bipartisan e governi di larghe intese) per approvare in poche ore un semplice disegno di legge che imponesse allo Stato lo scorporo della Sardegna dal Collegio Isole con la Sicilia.

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Le responsabilità dell’elettorato

La battaglia politica sarda si gioca oggi su un terreno politico imbrigliato da una mentalità fossilizzata e autoghettizzatasi nel corso degli anni. Un terreno politico nel quale alle beghe dello Stato centrale la classe politica sarda autonomista consente di soverchiare le nostre necessità storiche relegando il popolo sardo in un ruolo marginale rispetto ai centri decisionali, distanziandolo dalle correnti storiche e sociopolitiche che percorrono il vecchio continente, con il benestare di un elettorato disinteressato e disilluso.

Questo terreno politico sardo necessita di una scossa. Noi stiamo lavorando con costanza e coerenza per dare alla Sardegna la centralità che merita.

La centralità che spetta alla nostra nazione: nel governo della Regione Autonoma, proponendo la modifica dell’attuale vergognosa legge elettorale e in ambito europeo, tentando di sensibilizzare per unire le forze e dare all’elettorato sardo la possibilità di eleggere i propri rappresentanti in Europa.

A cosa avremmo diritto come minoranza linguistica

La Sardegna è una nazione senza Stato e, facendo parte dello Stato italiano, è una minoranza linguistica, riconosciuta anche dalla Costituzione dello stesso Stato italiano. Come tale va legalmente considerata. Tutte le nazioni europee sono rappresentate nel Parlamento di Bruxelles. Si arriva persino a casi in cui la piccola minoranza germanofona del Belgio, composta da due piccoli cantoni e abitata da 71 mila abitanti ha il diritto di eleggere direttamente un proprio rappresentante.

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A cosa avremmo diritto da repubblica indipendente

Per fare dei semplici e brevi esempi vogliamo sottolineare che piccole repubbliche indipendenti possono vantare una rappresentanza di parlamentari europei di notevole entità, tanto più se mettiamo a paragone il loronumero di abitanti con quello della futura Repubblica di Sardegna.

Malta con 437 mila abitanti, il Lussemburgo con 602 mila abitanti, l’Estonia con 1,3 milioni di abitanti, Cipro con 1,1 milioni di abitanti eleggono 6 eurodeputati a testa. La Slovenia e la Lettonia, con circa 2 milioni di abitanti ciascuna, eleggono 8 eurodeputati a testa.

L’Europa che vogliamo

La questione politica è tuttavia più ampia di quella relativa alla rappresentanza nel Parlamento europeo. Progetu Repùblica lavora per costruire assieme agli altri popoli europei un’Europa diversa, non al servizio della burocrazia finanziaria e bancaria ma a tutela dei diritti di tutti i cittadini. Siamo consapevoli che per avviare un serio processo di trasformazione delle istituzioni comunitarie non sarà sufficiente il riconoscimento di una nostra rappresentanza diretta nel Parlamento. Ben altra influenza si potrebbe avere disponendo dei poteri e delle prerogative di una piccola repubblica indipendente, sia per quanto riguarda gli aspetti politico-istituzionali, sia per la possibilità di incidere sugli assetti economici e di programmazione dei fondi strutturali.

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