Progetu Repùblica de Sardigna - ProgReS

L’unità dell’area si costruisce sulla trasparenza e sul rispetto reciproco. Il nostro impegno continua

Elezioni, convergenza nazionale, indipendentismo e unionismo

Le elezioni tra soliti giochi tattici e innovazione lungimirante e responsabile

Progetu Repùblica de Sardigna non ragiona mai in termini esclusivamente elettorali. La proposta di convergenza nazionale che portiamo avanti da anni va chiaramente oltre il corto raggio elettorale; anche perché non sarebbe credibile pensare di poter sviluppare un discorso di interazione a lungo periodo tra forze ancora distanti nel volgere di una campagna elettorale.

La già denunciata assenza di un dibattito politico sul futuro prossimo della nazione sarda rende ancora più eclatante i consueti balletti delle candidature, delle investiture dall’alto, dei giochi delle parti tra coloro i quali cercano fino all’ultimo momento disponibile di incrementare il loro peso politico giocando di sponda e minacciando mosse imprevedibili.

Noi donne e uomini repubblicani di Progetu Repùblica non possiamo neanche tirarci fuori da queste trite dinamiche perché mai ci siamo entrati e – siatene pur certi – mai vi entreremo.

Sentiamo sui nostri corpi e sul nostro spirito sia l’onere che l’onore di rappresentare una delle vene più limpide dell’indipendentismo sardo e in nome di questa eredità mai ci presteremo a tattiche di piccolo cabotaggio o di convenienza politica personale.

Qualsiasi nostra scelta elettorale sarà frutto di profonda discussione interna e tenterà di essere quantomeno propedeutica alla creazione della convergenza nazionale così come la immaginiamo e la proponiamo da anni.

Per Progetu Repùblica tutte le forze politiche sarde, siano esse partiti, movimenti o associazioni, rappresentano interlocutori validi. Tutte sono espressioni del tessuto politico e sociale della nostra nazione e come tali vanno rispettate, pur nella differenza e nell’eventuale contingente disaccordo.

Diremo di più, per Progetu Repùblica vanno coltivati rapporti e interlocuzioni costanti anche con i vasti settori di popolo sardo che attualmente sostengono le forze dell’unionismo italiano, non per chiudere accordi elettorali, ma per conoscere le loro convinzioni e dedurre grazie a quali strumenti intellettuali e politici poterli convertire all’indipendentismo.

Ma tornando ai soggetti politici nazionali sardi, percepiamo come doveroso il dialogo a tutto campo al fine di trovare almeno una manciata di punti in comune per avanzare parallelamente, in spirito di collaborazione e di responsabilità nazionale. Progetu Repùblica tiene aperti tavoli di confronto con tutti i partiti da molti anni. Come già detto il nostro orizzonte va oltre le scadenze elettorali, va verso la definizione di un nuovo spazio politico che potrà iniziare a realizzarsi se le forze in bilico tra àmbito nazionale sardo e unionismo decideranno di eliminare in modo definitivo qualsiasi laccio che le tiene collegate alle coalizioni italiane.

Riteniamo imprescindibile che ai cittadini sardi venga fornita l’opportunità di poter scegliere una credibile opzione alternativa frutto dell’interazione tra tutte le sensibilità delle forze nazionali; un’offerta plurale che interpreti varie correnti di pensiero e che sappia seminare nella società il passaggio dal concetto di cittadinanza a quello di popolo di una nazione; non quindi un’offerta parziale incarnata solo dall’indipendentismo più intransigente o dall’autonomismo moderato. Ma questa scelta, già difficile di per sé, non possiamo pretendere avvenga in pochi mesi o solo grazie a un passaggio elettorale. Progetu Repùblica invita al dialogo, al ragionamento, anche in via riservata, per la costruzione di un tavolo di concertazione nazionale, capace di visione a medio-lungo periodo e di regia per una proposta innovativa nella quale possano trovare casa e spazio tutte le realtà politiche nazionali sarde.

In occasione delle elezioni nazionali sarde molte persone ci chiedono puntualmente lumi sulle nostre decisioni in vista del voto e sui nostri rapporti con gli altri partiti o coalizioni.

Non è nostro stile entrare nel merito delle strategie delle altre forze politiche ma parlare delle nostre percezioni crediamo sia utile; per coloro i quali ci stimolano a dare risposte, scegliamo di fare un po’ di chiarezza, tanto più perché comprendiamo che la nostra proposta di convergenza nazionale possa non essere compresa fino in fondo, tanto va oltre le classiche logiche elettorali.

Proveremo a illustrare la nostra posizione e il perché delle nostre decisioni, in spirito costruttivo e nel nome della franchezza e della trasparenza.

Il nostro ruolo di repubblicani sardi e il cammino della Convergenza Nazionale

Nel corso degli anni abbiamo sempre cercato con onestà e passione di farci promotori di sintesi politiche capaci di ricomporre il frammentato universo indipendentista diviso da traumatizzanti scissioni, che hanno lasciato ferite e cicatrici profonde nell’animo dei nostri attivisti.

Le ragioni di questa volontà politica sono molteplici: in primo luogo riteniamo giusto semplificare lo scenario politico per agevolare la scelta all’elettorato sardo. Un elettorato che – non dimentichiamolo – ha sovente mosso come critica la disunione eccessiva tra i partiti nazionali sardi. In secondo luogo perché come partiti indipendentisti presi singolarmente, dobbiamo ammetterlo, siamo deboli: non abbiamo la forza per contrastare i blocchi di potere italiani sedimentati sul nostro tessuto politico, sociale e economico da decenni di potere egemonico.

Capire i nostri limiti è il primo passo per superarli

Con forte senso di responsabilità nazionale riteniamo fondamentale, per un traguardo storico come il governo della nostra Terra, che il dialogo con tutte le forze sarde non debba venir meno, tuttavia la nostra abnegazione verso questo obiettivo di convergenza e di unità nazionale è possibile a determinate condizioni.

Nei nostri comunicati politici abbiamo da molto tempo chiarito che i soggetti politici necessari per costruire una solida base su cui erigere un grande movimento di liberazione nazionale sarebbero dovuti essere – oltre a noi di Progetu Repùblica – Unidos, il Partito dei Sardi, il PSd’Az, e l’esperimento di sintesi Autodeterminatzione. Nelle successive analisi pre-elettorali, nel valutare la fattibilità di una simile operazione, avevamo anche individuato le criticità e le potenzialità di ciascuna forza politica.

L’esperienza di Sardi Liberi

Dopo un aperto dialogo politico durato anni possiamo dire con orgoglio che, al di là dei risultati elettorali, siamo riusciti in un’impresa per molti ritenuta impossibile: abbiamo posto le basi per la costruzione di un grande movimento di liberazione nazionale.

Gli indipendentisti, i moderati, i sardisti, i rappresentanti di varie associazioni importanti che da tempo lavorano per lo sviluppo e il benessere della nostra terra si sono trovati per iniziare tutti insieme un cammino comune di libertà e di impegno teso alla difesa degli interessi nazionali sardi.

Abbiamo creato Sardi Liberi, uno spazio politico aperto e inclusivo, dinamico e moderno, con un occhio che guarda al futuro e uno che guarda al passato. Una convergenza ampia che si è posta come obiettivo quello di trasformare la disaffezione e la protesta popolare in una proposta di governo per le nostre comunità e la nostra nazione.

Il dialogo con i sardisti liberi

In questo contesto è importante sottolineare l’apporto di rilievo, sotto il profilo politico e simbolico, pervenuto dai cosiddetti “sardisti dissidenti”, ma che preferiamo definire liberi, rappresentati dall’ex Consigliere regionale, Angelo Carta, da Giovanni Columbu, già Segretario e Presidente, che assieme alle federazioni di Gallura, Nuoro e Ogliastra, non si riconoscono più nei valori e nell’agire politico, privo di qualsiasi slancio ideale, sistematicamente disillusi da tattiche di piccolo cabotaggio del PSdAz, un partito ormai stretto in un abbraccio mortifero con la destra ultranazionalista italiana.

Una scelta di responsabilità nazionale, scevra da interessi personali di una qualche comoda poltrona, se consideriamo che abbandonano un partito di certo non in difficoltà visto l’apparentamento con il centrodestra unionista, e un candidato alla presidenza della RAS attuale segretario del PSdAz. Una scelta appunto da sardi liberi.

Il triplo impegno di Progetu Repùblica

Progetu Repùblica in questo momento è impegnato in un triplo oneroso impegno: stiamo lavorando su noi stessi per rilanciare attivismo e radicamento territoriale indipendentista, ingredienti essenziali per l’esistenza di un indipendentismo coerente e forte che tenga la barra dritta sui concetti fondamentali e irrinunciabili di una battaglia nonviolenta per la liberazione nazionale e sociale del popolo sardo; stiamo poi elaborando la nostra strategia elettorale, ma questo non è il nostro assillo in quanto non siamo nati per conquistare qualche incarico o uno stipendio; ma soprattutto stiamo continuando pervicacemente a proporre – in pubblico e in estenuanti trattative riservate a tutto campo – il progetto di una ampia convergenza nazionale.

Un’alchimia politica e simbolica potenzialmente dirompente alla quale il nostro partito può dare un apporto fondamentale in termini di costruzione teorica, di strategia comunicativa, di valorizzazione di tutte le componenti e di coordinamento super partes nell’esclusivo interesse della Convergenza e quindi della nazione sarda. Confidiamo nell’attento ascolto da parte degli attivisti indipendentisti, dei partiti e dei movimenti dell’area nazionale sarda come di tutti i cittadini liberi.

Il tavolo di Progetu Repùblica non chiude mai. Per il bene della Nazione sarda.

Il PSd’Az tra Le Pen e Pontida. Gli indipendentisti di Progetu Repùblica non si accontentano del sardismo padano

Difficile pensare che il PSd’Az possa in tempi brevi sganciarsi dal nazionalismo italiano. Lo stretto rapporto e l’intreccio di interessi fra Lega e sardisti sembra molto solido ed è probabile che l’alleanza si protrarrà negli anni a venire.

Fa veramente male vedere quel partito – che per molti sardi ha rappresentato e per inerzia tuttora rappresenta un punto di riferimento politico e culturale importante – marciare assieme alla destra ultranazionalista e xenofoba italiana.

Il centrodestra unionista-autonomista sardo anche questa volta ha dato prova di avere una speciale inclinazione alla subalternità verso il “nuovo che avanza” italiano. Ma di nuovo c’è ben poco: se nel decennio scorso Berlusconi ha incarnato le speranze di una comoda conquista del governo, ora c’è Salvini ad alimentare il sogno di una rendita politica senza troppo impegno, il format è sempre il solito, ben collaudato e conosciuto dai sardi.

Anche stavolta le decisioni riguardo il futuro del nostro Paese sono state prese fuori dalla Sardegna, con logiche e dinamiche totalmente avulse dal bene della nostra Terra.

Il vertice del centrodestra tra Forza Italia, Lega e Fratelli d’Italia che si è svolto prima delle elezioni 2019 ad Arcore, al quale ovviamente non era presente alcun politico sardo, ha portato a un accordo in stile Risiko secondo cui alle regionali FI sceglie il candidato presidente in Basilicata e Piemonte, FdI lo indica in Abruzzo mentre la Lega lo indica in Sardegna. A parte il teatrino inscenato dai capibastone sardi, era chiaro che il sardista Solinas sarebbe stato il candidato, designato da Salvini.

Prevedibilmente la loro scelta ha fruttato in termini di risultati elettorali e non è neanche detto che un’eventuale Giunta sarda a guida sardo-leghista si trasformi in un governo intriso di nazionalismo italiano: la Lega sa essere istrionica e il suo leader sa magistralmente scegliere quando è il caso di attingere alla cultura del Front National e quando invece dalle radici storiche dell’identitarismo localista padano.

Ma i repubblicani sardi di Progetu Repùblica non si accontenteranno mai di un sardismo padano perché la loro prospettiva è e rimane quella di raggiungere nel più breve tempo possibile il primo governo nazionale sardo – come successo in Corsica tre anni fa – che ci consenta di metterci alla prova come popolo e come classe dirigente per poi accedere gradualmente al diritto a decidere, all’autodeterminazione, all’indipendenza, alla Repubblica di Sardegna.

E questo per noi si può realizzare esclusivamente se il potere politico e l’egemonia socio-culturale li avremo conquistati con la fatica delle nostre gambe, senza quindi comodi passaggi sul sidecar unionista.

Unidos e i moderati sardi. Un percorso originale che non possiamo disconoscere

Da tempo affermiamo che la nostra area non deve cadere nell’errore di sottovalutare l’apporto dei moderati i quali, attraverso un percorso di maturazione personale e politica sono approdati o stanno approdando all’indipendentismo e alla presa di coscienza nazionale.

In un tessuto sociale e culturale come quello del nostro Paese appare onirico pensare di poter realizzare la liberazione nazionale senza l’esistenza di un centrodestra sardo moderato, indipendentista o quantomeno interprete degli interessi nazionali sardi.

In questo senso Unidos e Partito dei Sardi potrebbero giocare un ruolo fondamentale, ognuno sul suo fronte, all’interno della convergenza nazionale proposta da Progetu Repùblica. Ma solo per il movimento di Mauro Pili, ad oggi, si può parlare di chiara e continuativa distanza dai poli italiani.

Come per molte altre forze sarde, con Unidos il dialogo è aperto da molti mesi. Riconosciamo a Mauro Pili e ai suoi collaboratori la dedizione agli interessi nazionali della nostra Terra e il coraggio di aver scommesso sull’àmbito sardo in tempi non sospetti, quando sarebbe stato molto più semplice e comodo rimanere all’interno dell’alveo del centrodestra italiano invece che intraprendere una lunga e difficile traversata solitaria del deserto.

Ma non solo. Oltre alla evidente, pluriennale ed esplicita rottura con il centrodestra unionista-autonomista – aspetto per noi dirimente – i punti di contatto su cui ragionare pragmaticamente sono molteplici, soprattutto per quanto riguarda alcuni temi politici e alcune lotte sul territorio tese alla difesa degli interessi nazionali dei sardi, capisaldi storici del nostro partito e dell’indipendentismo sardo in generale. Ne citeremo solo alcuni.

L’annosa questione sulle servitù militari e la necessità di programmare la chiusura dei poligoni: un obiettivo vitale per il futuro e il benessere economico della Sardegna. Una immediata opera di bonifica e di riconversione dei territori martoriati da decenni di esercitazioni a fuoco vivo.

L’abnorme infrastrutturazione carceraria pianificata dallo Stato per rinchiudere in Sardegna i peggiori criminali delle mafie italiane, con tutti i pericoli di penetrazione criminale ad essi collegati.

La lotta al traffico dei rifiuti pericolosi che incessantemente vengono trasferiti dall’Italia in Sardegna; traffico avvenuto con la connivenza politica di ampi settori della classe dirigente sarda, sul quale ci si aspetterebbe delle indagini ad ampio raggio.

La questione sui trasporti, interni ed esterni, la situazione scandalosa della continuità territoriale aerea e marittima per la quale la RAS devolve decine di milioni di euro che arricchiscono una compagnia monopolista in cambio di un servizio scadente e inadeguato. Una vera ingiustizia a discapito del diritto alla mobilità dei sardi.

La salvaguardia e la difesa dei siti archeologici. La valorizzazione del nostro immenso patrimonio archeologico e culturale.

Il far west sardo sulle speculazioni energetiche e le truffe ad esso correlate, le rapine a danno dei cittadini sardi nel territorio con progetti calati dall’alto, il famigerato fenomeno del “land grabbing”.

L’impegno per risolvere la situazione di stallo nella gestione dell’acqua potabile e più in generale dei bacini idrici.

Questi sono alcuni dei campi di “battaglia” che hanno visto l’incontro tra gli attivisti di Progetu Repùblica e quelli di Unidos. Momenti di incontro fattuali che, al di là delle differenze politiche tra le due forze, ci hanno trovati uniti sulla strada della difesa dei diritti del popolo sardo e gli interessi del nostro Paese.

Fatte queste sostanziali premesse politiche e di visione strategica, Unidos si configura come un interlocutore valido nella costruzione di una convergenza ampia che si proietti oltre la contingenza elettorale e si affermi nel medio termine come l’unico spazio politico in grado di interpretare e trasformare la disaffezione e la protesta popolare in una proposta di governo nazionale concreto e applicabile.

Una convergenza nazionale come occasione storica per le forze sarde di colmare in maniera progettuale e credibile il vuoto politico sardo al quale non è in grado di sopperire neanche il Movimento 5 Stelle, che peraltro condivide questa difficoltà con tutti gli altri partiti italiani, ontologicamente incapaci di fornire soluzioni utili alla nazione sarda.

Il Partito dei Sardi tra il centrosinistra italiano e la scommessa nazionale. Attendismo oltre il tempo massimo.

Prima delle elezioni nazionali sarde del 2019 appariva difficile ma non totalmente impossibile in tempi stretti che il PdS decidesse di investire su un progetto indipendentista di governo come quello proposto da Progetu Repùblica, esterno e distante dal centrosinistra unionista.

Il PdS, in un infinito gioco dei ruoli con Zedda, fatto di ambivalenza tra àmbito nazionale sardo e accordi elettorali con l’unionismo non è riuscito per molto tempo a rompere esplicitamente, pubblicamente e in tempi utili la sua alleanza con gli eredi di Pigliaru: una duplice scommessa rischiosa, troppo incerta per la roulette di qualche assessorato. Ha rischiato infatti di puntare sul cavallo perdente e ha rischiato di apparire come un partito che trae la sua forza esclusivamente grazie alla scia del centrosinistra italiano. Come una spoletta sarda in un telaio italiano. Elemento che non ha aiutato l’opera di compattamento nella pluralità, di semplificazione e di razionalizzazione dell’offerta politica sarda proposta da Progetu Repùblica.

Il PdS come una spoletta sarda in un telaio italiano

Questo ha reso obiettivamente più difficili intese dell’ultimo minuto nel solco tracciato dalla convergenza nazionale da noi immaginata e proposta da mesi.

Sarebbe stato sicuramente più costruttivo e confortante per la base indipendentista che il PdS avesse da tempo rotto i rapporti con l’unionismo in virtù di una scelta di campo strategica, di ampio respiro, in senso nazionale sardo.

Più in generale pensiamo che il PdS abbia il merito di aver realizzato uno strumento politico che sta traghettando verso la coscienza indipendentista settori finora o tuttora unionisti;

pensiamo che l’operazione delle Primarias sarebbe stata dirompente se concertata realmente con il resto dell’area

e pensiamo che invece l’accelerazione sul concetto di nazione – da sempre a noi caro – sia e sarà utile nell’opera di chiarimento delle posizioni in merito anche all’interno delle coalizioni italiane.

Progetu Repùblica è persuaso altresì del fatto che il Partito dei Sardi abbia tutte le caratteristiche per aspirare a diventare una delle forze trainanti della futura convergenza nazionale, distinta e distante dai poli italiani, in una prospettiva quantomeno decennale. Il PdS potrebbe trarre un enorme guadagno politico e di immagine da una scelta di campo simile trasformandosi nell’omologo sardo dei grandi partiti catalani, còrsi o scozzesi, forze politiche che passeranno alla Storia per il coraggio di aver deciso di rendersi indipendenti dalle coalizioni unioniste, per aver affiancato l’ala dell’indipendentismo più coerente e per aver così dato vita a governi nazionali forti e di svolta politica, concettuale e psicosociale.

Progetu Repùblica tiene sempre a mente che l’esempio internazionale è in grado di descriverci esattamente come potrebbero andare le cose anche nella nostra nazione. A questo proposito viene in nostro aiuto la lettura delle dinamiche elettorali. Uno degli esempi più utili è l’altalenante andamento dei risultati di Esquerra Republicana de Catalunya negli ultimi venti anni. Il partito catalano infatti è stato di volta in volta premiato o duramente penalizzato dall’elettorato indipendentista, arrivando spesso a dimezzare o triplicare i voti – a seconda delle scelte in campo di alleanze con i socialisti unionisti spagnoli – passando dall’8% al 14% dopo aver rotto i rapporti con il PSOE, dal 16% al 7% dopo aver sostenuto il governo spagnolo dei socialisti e dal 7% al 21% dopo la coerente cura indipendentista di Oriol Junqueras, leader che ancora paga sulla sua pelle con il carcere la sua coerenza indefessa.

Tornando alla nostra ben più arretrata realtà sul piano della coscienza e della responsabilità nazionale ci piace ricordare che con notevole lungimiranza.

Progetu Repùblica già all’indomani delle elezioni nazionali sarde del 2014 aprì il confronto e il dibattito tra i soggetti politici sardi che strategicamente fecero la scelta di non stringere alleanze con i blocchi del potere italiano e con quei soggetti che una legge elettorale indegna ha lasciato fuori dal Consiglio Regionale pur essendo stati capaci di raccogliere decine di migliaia di voti.

L’obiettivo era già quello di iniziare a disegnare scenari di alleanze future.

Il dibattito tenutosi a Cagliari presso il Ghetto degli Ebrei durante la terza edizione di Dies de Festa – la festa nazionale del nostro Partito -, al quale furono invitati da Progetu Repùblica Mauro Pili (Unidos), Gianfranco Sollai (Gentes), Cristiano Sabino (FIU) e Bustianu Cumpostu (SNI), ribadì la prospettiva di dare vita ad una alternativa nazionale di governo in grado di posizionarsi in maniera credibile e costruttiva nel panorama politico sardo, nonché capace di attrarre quella parte determinante di elettorato moderato a cui l’indipendentismo di governo non può più prescindere.

Durante Dies de Festa 2015 (Oristano-Torregrande IV edizione) invece, il dibattito venne ampliato a tutte le forze politiche dell’arco nazionale sardo. Fu un’occasione storica di confronto considerata la presenza delle maggiori sigle dello scenario politico Sardo. In quell’incontro, dal titolo Il futuro dell’indipendentismo in Sardegna: la costruzione di un’alternativa nazionale, parteciparono il PSd’Az con Giovanni Columbu, il PdS con Franciscu Sedda, Unidos con Mauro Pili, iRS con Simone Maulu, Sardigna Natzione con Bustianu Cumpostu, FIU con Simone Frau, Sardigna Libera con Claudia Zuncheddu, MZF con Gigi Sanna, Gentes con Gianfranco Sollai e Comunidades con Antonio Muscas.

Il cono d’ombra autonomista

Nel 2016 infine, Progetu Repùblica fu tra i principali ispiratori e animatori dello spazio di sintesi politica Sa Mesa pro s’Alternativa Natzionale – a trazione e guida pienamente indipendentista – misteriosamente suicidato in favore di altri progetti nei quali l’indipendentismo dà una nuova chance all’autonomismo per finire risucchiato nel suo cono d’ombra. Il resto è storia dei giorni nostri.

Questo breve ma doveroso excursus ci consente di rivendicare la nostra esemplare coerenza e pervicacia nel proporre e interpretare al contempo un indipendentismo propositivo, non dissimulato, e una volontà di concertazione nazionale. Criteri e obiettivi che non ci stanchiamo di proporre al PdS e alle forze nazionali sarde da anni, che sarebbero potuti essere accolti con chiarezza da molti mesi e che, alla luce degli eventi siamo sempre più convinti di riproporre in un’ottica a medio-lungo periodo, al di là degli appuntamenti elettorali.

Alle ultime elezioni nazionali sarde del 2019, forse per l’eccessivo attendismo di alcuni, si è arrivati in ritardo per quanto riguarda la proposizione di una potente e unitaria convergenza nazionale credibile sotto tutti i punti di vista.

Il percorso continua e Progetu Repùblica, pronto a ripensare creativamente la politica nazionale sarda come se stesso, in pieno spirito di servizio alla causa, continuerà a proporre questa soluzione anche dal giorno successivo a quello del voto. La riscossa degli interessi nazionali dei sardi si sta per risvegliare.

Ai partiti e ai movimenti politici spetta il compito di assumerla, sedimentarla e interpretarla in un arco di tempo che le consenta di prendere pienamente corpo tanto da costituire un polo plurale che si interfacci da pari, sia sul piano della proposta sia su quello dei consensi, con l’unionismo italiano. Lavoro ce n’è per tutti.

Autodeterminatzione e il suo candidato presidente. Progetu Repùblica ha già pagato il prezzo dell’ombra autonomista.

C’è qualcosa di molto profondo che ci unisce a varie componenti di Autodeterminatzione: l’essere indipendentisti. E non è poco. Quel che ci divide è la strategia che vertebra il loro progetto. E anche questo elemento non è di poco conto, anzi, rappresenta il vero scoglio che ci impedisce di avvicinarci alla loro coalizione.

È un ragionamento molto delicato al quale Progetu Repùblica dedica da sempre riflessioni profonde e che si sviluppa sull’incerto crinale del fraintendimento, tanto più che, come detto, sempre di indipendentisti stiamo parlando. Sarebbe paradossale che proprio il nostro Partito, impegnato con forza da anni per favorire il dialogo e la convergenza nazionale, potesse apparire o essere dipinto come elemento di divisione.

Cerchiamo di intenderci: per noi Autodeterminatzione ha avuto una genesi che non ci ha ispirato particolare fiducia sull’effettiva riuscita dell’operazione. Le modalità dell’interazione tra partiti e movimenti dell’area non ci ha soddisfatto e non ci è sembrata rispettosa di dinamiche in corso già molto avanzate come quella de sa Mesa Natzionale pro s’Alternativa, progetto da noi promosso, assieme ad altri, con grande impegno.

Abbiamo rispettato la scelta di molte forze politiche di non aderire a sa Mesa, nonostante ripetuti inviti pubblici e personali; così come abbiamo rispettato la scelta di alcuni componenti de sa Mesa di abbandonare una realtà a trazione e guida indipendentista per andare a costruire l’Autodeterminatzione di Muroni.

Non persuasi dell’utilità di questa nuova coalizione siamo rimasti in attento ascolto senza mai interferire se non quando chiamati direttamente in causa.

Abbiamo osservato e non condiviso la scelta della candidatura alle elezioni italiane. Abbiamo con tristezza assistito alla crisi post elettorale di Autodeterminatzione, ampiamente prevedibile secondo il nostro modesto punto di vista, con il conseguente ed inevitabile corollario di disillusione e frustrazione diffusasi tra coloro i quali avevano deciso di riattivarsi e riavvicinarsi alla politica. Un lusso che l’indipendentismo sicuramente non poteva e non doveva permettersi.

Progetu Repùblica nasce da un momento di grave crisi dell’indipendentismo politico e quindi abbiamo sempre ben chiaro che le nostre scelte e le nostre azioni devono necessariamente essere ispirate a profondi ragionamenti di responsabilità nazionale, evitando, per quanto possibile, inciampi e nuove cadute.

Negli anni abbiamo dato prova di coerenza e dedizione alla causa dell’indipendentismo e della convergenza nazionale dando vita a progetti come Sardegna Possibile, collaborando strettamente e contribuendo alla creazione di liste come Gentes e Comunidades

Abbiamo aperto l’indipendentismo alla collaborazione della società civile d’area inaugurando una stagione di conferenze aperte per la costruzione di un programma partecipato.

Abbiamo offerto il nostro impegno per la creazione di coalizioni come Cagliari Città Capitale che hanno avvicinato indipendentismo e civismo.

I risultati di queste operazioni, nel bene e nel male, sono sotto gli occhi di tutti.

Noi rispettiamo profondamente il lavoro di Autodeterminatzione e di qualsiasi forza della nostra area ma, per dirla banalmente, abbiamo già dato e abbiamo già ampiamente pagato il prezzo delle nostre scelte.

Per le attiviste e gli attivisti di Progetu Repùblica de Sardigna il dialogo è sempre al primo posto ma a patto che non arrechi alcun danno non tanto al nostro Partito quanto all’immagine dell’indipendentismo in generale. Quindi prima di poter aderire a coalizioni di vario genere noi ci vogliamo vedere veramente chiaro, vogliamo quantomeno intravedere uno spiraglio di fattibilità e di utilità per la nostra nazione.

In questo senso la scelta di Autodeterminatzione di candidare alle elezioni nazionali sarde una personalità di spessore umano e culturale ma esplicitamente autonomista-unionista, che aspira all’autogoverno citando l’anti-indipendentista Emilio Lussu (per il quale la Sardegna è una nazione fallita) e il federalista unionista Mario Melis (per il quale l’indipendentismo è un’albagìa isolazionista) e che non ha ancora sedimentato la differenza tra àmbito nazionale sardo e italiano, non aiuta Progetu Repùblica ad avvicinarsi.

Comprendiamo il senso di questa scelta, rispettiamo il loro lavoro. Ma non è il nostro.

Inoltre tutto questo ci sembra un paradossale passo indietro politico rispetto alle posizioni di Muroni il quale quantomeno citava Antoni Simon Mossa, padre dell’indipendentismo contemporaneo.

Progetu Repùblica raccoglie l’eredità dell’indipendentismo moderno che sul finire del millennio scorso riuscì ad affermare il superamento della terminologia politica ambigua o tentennante: dall’autogoverno all’indipendenza, dall’àmbito italiano nazionale a statale, dall’àmbito sardo regionale a nazionale.

Non riteniamo utile tornare indietro di venti anni. L’indipendentismo deve continuare a tenere la barra dritta sui concetti base, aprirsi alla sinergia con l’autonomismo ma non farsi rappresentare o sostituire da esso; il rapporto tra indipendentismo e autonomismo dev’essere quantomeno paritario, a prescindere dal peso elettorale delle parti, e non deve presupporre l’eclisse del lessico e degli obiettivi espliciti della causa indipendentista.

Le nostre ultime Assemblee Nazionali hanno confermato che per Progetu Repùblica è il momento di una nuova fase. Il momento cioè di proporre all’insieme delle forze indipendentiste e favorevoli al diritto a decidere un salto di qualità, un atto di rottura irreversibile con i poli italiani, un superamento della fase di inferiorità psicologica secondo la quale l’indipendentismo in quanto tale non possa candidarsi a rappresentare se stesso senza il filtro unionista.

Una nuova fase che permetta la costituzione di una grande convergenza plurale che coinvolga tutte le espressioni politiche sarde, anche quelle che fino al giorno prima facevano parte dei poli italiani, e che consenta così un’identificazione nel maggior numero di aree della società sarda.

Una convergenza che dia soluzione all’inadeguatezza dei vari indipendentismi singolarmente presi, che completi l’offerta indipendentista e la faccia percepire dalla più grande percentuale possibile di sarde e sardi come una reale opzione alternativa.

Questo spirito di responsabilità nazionale è lo stesso che ispirò il progetto de sa Mesa Natzionale il cui tavolo di coordinamento è stato sempre pronto ad accogliere qualsiasi forza politica sarda si impegnasse dal momento dell’adesione a sciogliere qualsiasi eventuale legame con i poli italiani. Non fanno parte della cultura politica di Progetu Repùblica i processi alle intenzioni e le recriminazioni su quelli che possono essere definiti errori strategici ma che non possono diventare un marchio di infamia a vita.

Sarebbe auspicabile un pressing congiunto anche da parte di Autodeterminatzione affinché i partiti più tendenti all’alleanza con l’unionismo possano percepire la portata storica, simbolica e politica di una convergenza nazionale ad ampio spettro che lavori con un orizzonte di anni, non di mesi.

Progetu Repùblica de Sardigna (ProgReS)