Chiude la tratta Cagliari – Civitavecchia: la mobilità negata ai sardi e l’inerzia della Regione

TzdA ProgReS – Casteddu 🌿

Il 13 settembre la Tirrenia ha chiuso la tratta marittima Cagliari-Civitavecchia, l’annuncio è stato dato il 3 di settembre e la decisione è stata motivata col fatto che, quella che collegava il capoluogo sardo col porto laziale, fosse una “tratta non remunerativa” per la società di trasporti marittimi italiana.

Dopo l’annuncio si sono visti – da parte della classe dirigente isolana – alcuni commenti preoccupati accompagnati da richieste di intervento del ministro dei trasporti ma, sostanzialmente, si ha l’impressione che siano state solo rimostranze di facciata.

Quello che non si è visto è stato l’intervento deciso della Regione Autonoma della Sardegna che, nelle politiche sui trasporti “da e per” la Sardegna, è da troppo tempo semplice spettatrice anziché protagonista di scelte e decisioni che sono fondamentali per il futuro della nostra terra.

Gli attivisti di ProgReS avrebbero voluto leggere dietro questo silenzio almeno un rigurgito d’orgoglio da parte di istituzioni regionali che non avrebbero dovuto cedere ai ricatti dei vari armatori di turno anche perché – in due anni e mezzo dal loro insediamento – le istituzioni sarde avrebbero dovuto creare un piano nazionale dei trasporti (marittimi e aerei) che consenta a persone e merci di andare e venire dall’isola; avremmo voluto che questo piano prevedesse di aprire le rotte sarde sade a livello internazionale e non solo di legarci esclusivamente alla penisola italiana.

Questa inerzia da parte della RAS è l’ennesima dimostrazione di quanto poco contino gli interessi dei sardi a chi ha il compito di rappresentarli ai più alti livelli istituzionali: probabilmente la rotta Cagliari-Civitavecchia sarà ristabilita solo dopo che, coi soldi dei contribuenti sardi, si saranno saziati gli appetiti di sta sfruttando dei nostri diritti fondamentali come quello alla mobilità.

Progetu Repùblica Casteddu chiede che il problema dei trasporti sia finalmente affrontato nella sua interezza – anche con un piano straordinario da presentare a livello europeo – senza ulteriori perdite di tempo e sfruttando tutte le competenze presenti all’interno della Regione Autonoma della Sardegna o, se occorresse, trovando competenze esterne con la volontà, da parte della politica isolana, di risolvere questo annoso problema.