Cambio di passo

13 settembre 2011 Lascia un commento »

di Salvatore Acampora
Segretario Nazionale di ProgReS – Progetu Repùblica

Fino a poco più di un decennio fa per alcuni sarebbe stato un miraggio, o forse un’imprecazione, eleggere un segretario politico di un partito indipendentista che di cognome facesse Acampora. Per di più di padre napoletano e per giunta carabiniere. Insomma l’emblema e lo stereotipo dell’invasore o del colonizzatore, una sorta di spia ben confezionata.

Oggi grazie al cielo l’indipendentismo si è evoluto. Ciò anche grazie alle elaborazioni di coloro che allora erano dei ragazzi e che oggi sono degli intellettuali apprezzati: insieme ci hanno dimostrato che un indipendentismo nonviolento, non-nazionalista, non-sardista ma soprattutto progettuale può esistere. Solo dieci anni fa alcuni, anche loro indipendentisti, ridevano alla parola nonviolenza. Oggi pare che tutti siano indipendentisti nonviolenti, e ne sono felice.

Io ritengo di avere una sorta di doppia nazionalità, quella sarda e quella campana e ad entrambe sono profondamente legato. Sono legato agli odori ai sapori ai colori delle mie Terre e questo mi ha permesso di sviluppare una profonda cultura del rispetto. Mentre quando ero piccolo alcuni mi facevano sentire una sorta di ibrido, né carne né pesce, oggi mi rendo conto che la più grande ricchezza di cui dispone la Sardegna è questa sorta di meticciato culturale, di identità nella differenza.

Oggi esiste un indipendentismo diverso, un indipendentismo che considera la sardità un sentimento e non una questione di sangue. Un indipendentismo maturo che non insulta, ma che costruisce e che sa confrontarsi e dialogare non solo con la società civile ma anche con tutte le forze politiche. Un indipendentismo senza steccati che si confronta sì con tutte le forze indipendentiste ma che sa anche dialogare anche con le altre forze politiche sovraniste e non. Un indipendentismo democratico e non leaderista che permette a una persona qualunque, persino a una ragazza o a un ragazzo, di essere eletto segretario di un partito politico.

Questo è l’indipendentismo che vorrei e che vuole Progetu Repùblica. Il confronto deve avvenire su elementi di tipo politico e programmatico. Non basta più la politica di testimonianza. Dobbiamo poter lavorare e mettere a frutto tutte quelle intelligenze di cui disponiamo e lo dobbiamo fare perché siamo in grado di cambiare questa terra non con i proclami o con gli specchietti per le allodole ma con i fatti reali e concreti. Se questa terra fosse governata da donne, e donne competenti, forse saremmo la terra più florida del Mediterraneo. Invece chi ci governa continua ad indossare il vestito del brutto anatroccolo triste e periferico.

Progetu Repùblica nasce per cambiare e spezzare questo sistema mentale. Preferisco le evoluzioni alle rivoluzioni e per questo motivo credo che dalla data del nostro scorso congresso sia nata in Sardegna una forza politica differente che parli con la stessa chiarezza a tutti, ai partiti indipendentisti, ai sovranisti, agli unionisti senza più preconcetti. Gli unici preconcetti che chiunque ami la propria terra dovrebbe porsi sono quelli legati all’immobilismo politico. Noi siamo stufi dell’immagine addossataci di ragazzi simpatici che vanno alle manifestazioni contro questo o quello. Noi vogliamo costruire, vogliamo proporre e lo stiamo già iniziando a fare.

Ciò che ci distingue dalle altre forze politiche non è il fattore generazionale, ma il fattore qualitativo. Ciò che ci distingue è il metodo, e il metodo significa qualità. I tempi ci impongono di cambiare passo e la stessa elezione di un ragazzo di ventinove anni con un cognome così curioso e che non viene dalle grandi città della Sardegna ma dalla periferica Ogliastra dovrebbe far riflettere in molti.

Spesso i muretti a secco sono solo nella nostra testa e la partecipazione alla vita politica di così tanti ragazzi e di qualità ne è la risposta. Lavoriamo per le nostre comunità con lo spirito e la prassi rivolto verso il governare e non verso un’effimera unità e vedremo i nostri paesi e la nostra Terra cambiare con noi. Progetu Repùblica ha già iniziato a fare concretamente su molti temi della Sardegna odierna, ma su uno in particolare ha deciso di soffermarsi per la sua criticità: elaborando un documento di politiche linguistiche che proietta ProgReS all’avanguardia nell’Europa delle lingue e delle nazioni.

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  • riccardo

    affascinato da questo progetto.

  • Dortu

    Salve, mi kiamo Sergio. Certo non nascondo la mia sorpresa leggendo questa tua presentazione.
    Ma come dici è il sentirsi sardo ke conta. Auguri.

  • Marco

    Boh! Ita portara in conca cust’atru? Non violenza, est una de is primas regulas chi apu imparau fadendi politica! Nisciunus at pregontau ita intrainas tenniri su sanguini cosa tua! Ca seis intelletualis, si dhu narais bos atruse totu o si dhu nanta is atrus? In custus urtimus dex’annus, no apu biu atru che pratzidorìa, mali’e peus de sa manca italiota! Ita nc’est de nou? Ca sa genti, biendi sa pagu seriedadi chi nc’est no s’accostara a s’indipendentismu, custu est unu fatu! Sprobiga beni ita bolliri nai non custu e non s’atru, ca de siguru non si portara a nisciunu logu, medas cumandantis e pagu truma!!

  • Dorian Soru

    Molto molto interessante come gesto anche simbolico.

  • Mariocarboni

    Mi sembra che sia la scoperta dell’acqua calda. Vorrei ricordare per esempio che Camillo Bellieni era figlio di un continentale come tanti fondatori del PSdaz erano continentali o figli di continentali, come più recentemente fu eletto segretario del PsdAz Lorenzo Palermo figlio di calabresi, ancora indietro possiamo vedere Giovanni Battista Melis dagli anni 40-50 segretario del PsdAz , fratello di Mario presidente della Regione, ed era figlio del Maresciallo dei carabinieri Melis. La lista potrebbe allungarsi per dimostrare che mai c’è stato ostracismo nel sardismo e nel’indipendentismo per i non nati in Sardegna anche a prescindere dalla loro professione. Importante è sempre stato che si sentissero sardi e volessero liberare la Sardegna..Se si conoscesse la storia del sardismo e semplicemente della Sardegna almeno quella moderna e non si avessero code di paglia di stampo colonialista mutuate dallo stereotipo italianista non si scriverebbero tante stronzate che offendono i sardi..e la loro inclusività storica..

  • marcello

    Ma questo è un documento politico?
    cos’è.. una letterina a chi?
    di cosa va parlando signor Acampora?
    di babbi, di figli, di sentimenti..
    E io dovrei mettere la mia terra nelle mani di un progetto appena nato che si presenta con questa ridicola lettera.. Tiratevi su i calzoni bellibè che se vorrete davvero vedere la Sardegna indipendente dovrete parlare e contrattare con lo stato maggiore della nato e, spero per voi, non in questo maniera da figli di carabiniere!
    andate a giocare da un’altra parte belli su..

  • Luca

    La non violenza viene sbandierata un pò troppo. Ma dove è scritto che sia il modo migliore per essere indipendenti. Io penso che il giorno in cui tutti i sardi saranno disposti a versare il loro sangue per la nazione sarda saremo indipendenti nell’anima e nel corpo. Ma credo che non ci sia nessun sardo disposto a tale sacrificio, me compreso. Oggi contano le belle parole e basta ma nessuno è disposto a rinunciare a niente, neanche a sentirsi mezzo campano per esempio. Ma cosa significa essere proiettati nell’Europa delle lingue e delle nazioni? Sono parole vuote cari signori, la lingua ce la stiamo portando via da soli, i primi a non sentirsi nazione, ma che dico, a non sentirsi degni, siamo noi, non c’è Progres che tenga. Sembrano le solite parole degli imbonitori di Montecitorio, per i quali tutto ciò che non è in sintonia viene classificato violento e via sulle onde della nonviolenza sempre e per sempre vincente. Poi a tessere le lodi di quello che fu il popolo sardo ribelle armato per arrivare fino al Che.
    Auguri all’indipendentismo eterno in giacca e cravatta e con la pancia piena.

  • Paulu Biancu

    L’indipendentismo nasce nonviolento dall’inizio degli anni 80, ma forse qualcuno pensa di averlo inventato lui, in quest’ultimo decennio. Quando non si conosce la storia si può dire di tutto, anzi si fa di più ovvero si denigrano i sardisti indipendentisti di quei tempi, senza i quali certi semi ideologici non si sarebbero potuti sviluppare. Ma che senso può avere definirsi di continuo nonsardisti se è dal sardismo di Simon Mossa che avete preso lo spunto per chiamarvi, come dite di essere, indipendentisti moderni. L’aggettivo italiano è chiaro nel suo significato ma non mi è chiaro cosa sia un movimento che si autoproclama “indipendentismo moderno”. Forse vi sono elementi che non so cogliere o vi sono elementi basilari che lo differenziano dagli altri indipendentismi e quali di grazia ? Posso anche, ma solo in parte, dichiararmi abbastanza d’accordo sul non-nazionalismo ma ci si dovrebbe mettere d’accordo su che cosa ciò significhi nel concreto. Forse si sta negando l’esistenza della Nazione sarda o é qualcos’altro di difficile percezione? Inoltre, questo mettere l’accento sull’essere mezzo sardo e mezzo campano mi dà l’impressione di qualcuno che intende sottolineare come il prodotto ottenuto sia per ciò stesso migliore, tramite l’attenuazione genetica dell’elemento sardo, portatore (come si sa dal Lombroso) di tare millenarie che solo il meticciato può far scomparire. Infine, sembra che siate gli unici portatori sani di proposte e di idee o almeno così vi definite nel vasto panorama indipendentista. Ma non avete mai pensato che leggendo solo le vostre proposte e non quelle di altri (che non meritano attenzione) vi dovrete definire anche come movimento NONUMILE?

    • http://sardegnamondo.blog.tiscali.it Omar Onnis

      Il non-nazionalismo consiste prima di tutto nel non conferire alcun valore (politico, etico, culturale, giuridico) alla provenienza, al sangue, alle origini, ecc. Per questo, il fatto di avere un segretario nazionale che non potrebbe vantare 4/4 di sardità e non corrisponde molto al paradigma del perfetto indipendentista sardo (quel paadigma che molta critica ancora si ostina a denigrare, senza accorgersi che non esiste, o non esiste più) è un fatto significativo. Politicamente significativo.
      Un chiarimento sia di metodo sia di merito su cosa concretamente significhi essere non-nazionalisti (e nonviolenti) si può trarre dal nostro documento di politica linguistica, che stiamo presentando pubblicamente in queste settimane.
      Il solo fatto di essere sardi, napoletani (o italiani in genere), oppure maghrebini o brasiliani o una mistura di tutto ciò, di per sé non significa niente, per noi. Questo è il messaggio.
      L’appartenenza alla nazione sarda non si costruisce su alcun essenzialismo (di volta in volta definito in base a parametri diversi: nascita, lingua, aspetto fisico, o quant’altro) bensì sulla scelta di appartenervi. Il concetto di nazione è un costrutto culturale e politico, non un dato di natura. In natura non esiste un soggetto collettivo catalogabile come “nazione sarda”. Esattamente come non ne esiste uno definibile come “nazione italiana” o “spagnola”, o che so io.

      Quanto alla modernità, significa solo che ci si è discostati dai modelli precedenti. Non rinnegandone la lezione e l’ascendenza (almeno in parte), ma cercando di fare un salto di qualità sia in termini di teoria, sia in termini di prassi.

      Il sardismo indipendentista degli anni Ottanta non era propriamente indipendentista, dato che faceva riferimento a (improbabili) federalismi, e comunque sempre all’ambito politico-giuridico italiano. Inoltre il PSdAz, benché abbia in sé dei germi di indipendentismo e alcuni suoi esponenti si dichiarino apertamente tali, di suo non è un partito indipendentista. Un partito indipendentista è un partito in cui tutti gli iscritti, i sostenitori e i simpatizzanti siano indipendentisti e che abbia la creazione della repubblica di Sardegna come proprio scopo dichiarato ed esplicito.

      Non c’è alcuna vanteria nel definirci secondo i principi e gli scopi che ci prefiggiamo e non ci crediamo meglio di nessun altro, solo per questo. Ma è legittimo che ci consideriamo e che vogliamo essere diversi. Tutto qui.

      • Paulu Biancu

        Omar, ti lascio questa mia nota. Spesso quando non si conosce…….
        L’ Indipendentismo vissuto: il 1981 e…poi ?
        por Paulu Leone Biancu, 6 de junho de 2011 às 16:09

        Le Tesi congressuali, Considerazioni finali, la nostra mozione………………….

        Le Tesi (mozioni) Congressuali furono quattro: Sezione di Nuoro, Sezione di Arzachena, Gruppo composito di diverse sezioni, sezioni unite di Capoterra, Pula e Assemini.

        Alle operazioni di voto finali furono presentate due liste (la 1° comprendeva le sezioni di Nuoro, Arzachena e del gruppo composito, la 2° lista era quella proposta dalle sezioni di Capoterra, Pula e Assemini)

        Le Considerazioni finali furono espresse con queste parole: “Il primo Congresso Nazionale del PSdAz, il XX° da quando é nato il PSdAz, riafferma il Diritto inalienabile di tutti i Popoli all’Autodeterminazione.

        Interprete del sentimento Nazionale dei sardi propugna, nel quadro di un nuovo internazionalismo, l’Unità di tutti i Popoli oppressi e delle loro organizzazioni di liberazione Nazionale contro il Colonialismo degli Stati plurinazionali, le Politiche imperiali delle grandi potenze e dei rispettivi blocchi militari, per la Pace e l’ Indipendenza.

        L’indipendenza della nostra Nazione é non solo un diritto irrinunciabile ma anche la condizione indispensabile per un’ autentica rinascita, che dia alla nostra terra un assetto nuovo e moderno, oltre che necessaria per poter stringere liberi Patti federali con altre Nazioni, fra le quali potranno esserci quelle o quella della Penisola.

        Il PSdAz tutto, in competa unitarietà, si propone ai Sardi come guida e avanguardia della lotta per la costituzione di una Repubblica libera e socialista, che affondi fermamente le radici nella realtà e specificità della realtà sarda, della sua cultura, nell’ esigenza di liberare l’uomo da ogni oppressione sociale e politica, esercitandola con un’azione forte tendente ad una società di uomini liberi e uguali, di una concezione del mondo propria delle sue classi popolari.

        Essendo stato autore, assieme agli altri iscritti delle sezioni di Capoterra, Pula e Assemini, della mozione chiamata di liberazione nazionale sociale, desidererei analizzarne alcuni passi (alcuni dei quali concorsero alle Considerazioni finali).

        Al 1° punto (che riporta al giorno d’oggi senza alcuna differenza) si riportava il saluto ai lavoratori sardi in lotta (già in crisi da allora) che lottavano per il mantenimento o la conquista di un posto di lavoro in questa TERRA.

        La nostra PREMESSA si basava su codesta considerazione: “definiva la Sardegna come ultima colonia d’oltremare dello Stato Italiano, dopo la perdita di tutte le altre nella 2° guerra mondiale”.

        Si facevano, però, anche altre considerazioni sottolinenando la crisi delle Potenze mondiali (USA e URSS) e dello Stato plurinazionale italiano, nonché le lotte di liberazione nazionale nel mondo intero, che facevano da contraltare a quella espansione forte dell’idea sardista-indipendentista contrapposta a quella dell’ Autonomismo speciale.

        Si affermava con forza, di non poter più accettare la Politica di annientamento delle istanze sarde da parte dei Partiti Italioti, e pretendevamo di farci portavoce (con metodi democratici) di una politica inequivocabilmente Sarda, contrapposta a quella che ci perveniva in confezione buconettu dalla Politica italiana.

        Si dava Mandato agli Organi Direttivi del PSdAz di portare la “QUESTIONE NAZIONALE SARDA” all’attenzione delle Organizzazioni Internazionali, per iniziare l’ Iter che riconoscesse il Nostro Diritto all’ Autodeterminazione.

        RICHIESTE E SPECIFICI OBIETTIVI

        Politica specifica, nei settori economici primari e tradizionali, a misura delle esigenze dei lavoratori……
        Rifiuto di Insediamenti Industriali e degli Esperimenti militari, che causano modifiche permanemti all’ Ambiente e al Territorio, disgregando il tessuto socio-economico preesistente (Quirra, Sarroch, Teulada sono degli esempi).
        Politica economica rivolta alla realizzazione di Filiere territoriali dal basso per la trasformazione dei prodotti, in modo che il valore aggregato fosse acquisito all’interno del Sistema Economico della Sardegna….
        Contrarietà a qualunque installazione o permaneza, in Terra Sarda, di installazioni militari.
        Politiche di MKT adeguate a favorire i Prodotti Sardi di qualità, creando un immagine adeguata, curando la distribuzione e i prezzi relativi, monitorando il Mercato al fine d’acquisire il massimo, dal lato della domanda.
        Contrarietà a centrali nucleari in Sardegna a cui contrapporre una scelta energetica con l’utilizzo di risorse locali.
        Politica Ambientale che si prefiggeva il controllo dagli inquinamenti e il recupero delle acque interne e costiere.
        Piano Nazionale, di intervento operativo, per la lotta alle malattie sociali.
        Ruolo attivo della Sardegna per la Pace nel Mediterraneo e per la neutralità di questo Mare della Civiltà.
        Riconoscimento del Sardo, come lingua ufficiale della Sardegna, la cui conoscenza diventasse il presupposto indispensabile e necessario per poter accedere a incarichi pubblici e all’insegnamento a Scuola e all’Università.
        Attuazione, in Sardegna, dell’istituto della Zona Franca su tutto il territorio.
        Equiparazione tariffaria marittima e aerea con quella ferroviaria.
        Completamento e ristrutturazione della Rete Ferroviaria Sarda, nodo centrale di tutte le diseconomie.
        Rifiuto di tutte le intese con l’ ENI e i suoi compari delle società petrolifere.

        Concludo, dicendo, che coloro che firmarono questa mozione furono dei “grandi perseguitati”.

        PERCHE ?

        • http://sardegnamondo.blog.tiscali.it Omar Onnis

          Grazie, Paolo.
          Ti sembrerà strano, forse, ma non ero del tutto ignaro di queste tesi. Anzi, è proprio per questo che ti ho risposto più sopra come ti ho risposto.
          Che fine hanno fatto quei propositi? Lo chiedo a te e a tutti quelli che ci credevano. Tu dici che molti furono “perseguitati”. Mi sembra quasi naturale. Sappiamo come andavano le cose in quegli anni. Sappiamo come vennero usati sia gli strumenti giuridici (tipo la legislazione speciale contro il terrorismo), sia quelli meno trasparenti ma spesso più efficaci (politici, mediatici e altro ancora), per trasformare una montante domanda di autodeterminazione dei sardi nel cosiddetto “vento sardista”, che alla fin fine non fu che una normalizzazione.

          Ma questa è storia. Grande rispetto per chi ci mise la faccia, le energie e la propria vita, ma dopo trent’anni è anche lecito sia inquadrare in prospettiva quegli eventi e quei processi, sia pensare a paradigmi e prospettive diversi. Senza rinnegare nulla e senza pretendere di aver inventato tutto dieci anni fa. Ma con la consapevolezza del senso di quella stagione e anche la legittima volontà di distaccarsene e andare oltre.

          Il linguaggio e i referenti storici di quelle tesi a noi sembrano largamente superati e ci pare che ci sia bisogno d’altro, per l’oggi e per il domani. Compreso l’abbandono del rivendicazionismo, dello sguardo sempre ossessivamente rivolto all’Italia (nel bene e nel male), della rigida impostazione “colonialismo/anticolonialismo”, di formule e costrutti retorici nazionalisti o paranazionalisti.

          Oggi si tratta di trovare in noi stessi, in tutti i sardi, le forze morali e politiche per affrontare un futuro prossimo in cui saremo chiamati a salvarci (e liberarci) da soli. Di questo dovremmo discutere: della via meno dolorosa e più condivisa per acquisire nel modo più rapido possibile crescenti fette di sovranità, per arrivare – prima che sia troppo tardi – alla costruzione della Repubblica di Sardegna.

          Siamo pronti a dialogare ed anche a collaborare con chiunque persegua seriamente i medesimi obiettivi.

  • Franco

    Il segretario accetti i commenti più critici, ma non si lasci scoraggiare per niente. Condivido in pieno i toni delle riflessioni, ottima partenza. Camminu faghinde s’acconzat barriu.. fintzas a sa Repubrica

  • salvatore acampora

    Sono contento delle critiche e anche di qualche insulto significa che siamo sulla giusta strada.

    @Franco
    Grazie accetto tutto non ci scoraggiamo facilmente. ;)

  • Bobore Bussa

    CITO: “E io dovrei mettere la mia terra nelle mani di un progetto appena nato che si presenta con questa ridicola lettera.. Tiratevi su i calzoni bellibè che se vorrete davvero vedere la Sardegna indipendente dovrete parlare e contrattare con lo stato maggiore della nato e, spero per voi, non in questo maniera da figli di carabiniere!
    andate a giocare da un’altra parte belli su…
    …..
    Dai pitzinnos a jocare a casinu, sentite le parole di questo grande maestro.
    Fiz’ ‘e carabbineri, birgonza.
    ah ah ah

    Bella Sarbadò, saludos
    Bobore

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  • Sardista

    Salve a tutti,
    Scusate, voglio evitare di infilarmi nei meandri delle Vostre dotte diatribe storico culturali.
    Tengo a rilevare in maniera semplice e per Voi magari banale:
    Ma. Non ne abbiamo già troppe di sigle Indipendentiste in Sardegna? Volete contribuire con la Vostra Visione a ” modernizzare” il Sardismo? Iscrivetevi al Partito, fondate una Sezione e preparate delle Mozioni da presentare al Consiglio Nazionale. Se siete così tanti potreste facilmente scalzare gli attuali dirigenti e ” cambiare” i concetti GIA’ presenti da quasi un secolo nel Psd’Az .
    Proponendovi in questo modo invece svilite il messaggio fondamentale che, (immagino sia il medesimo anche per Voi), dovrebbe essere il poterci governare da soli ( Noi Sardi, in quanto residenti stabilmente in Sardegna).
    Il solo risultato che si percepisce invece, e’ di un gruppo di giovani che si concentra a ricercare il Neutrino del Sardismo non curandosi minimamente, degli effetti della smisurata Forza di Gravita’ Italiota ( tradotto: del gioco trasversale e complice del PD e del PDL del divide et impera) sui Sardi da sempre concepiti come ” Pocos, Locos, i Male Unidos).
    Voi e la biografia del Vs Segretario ribadite questo. Ciò che mi fa stare ancora peggio e’ che figure nuove ed importanti come Michela Murgia, che stimo moltissimo come donna, scrittrice e Sarda, simpatizzino con l’idea di soggetti politici “nuovi” invece di combattere per nobilitare e ( secondo il Vostro rispettabile parere) modernizzare il Sardismo.
    Ancora qualche considerazione:
    Sono orgogliosamente Sardista e proprio per questo non sono SEMPRE in accordo con gli altri Dirigenti. Sapete che faccio? Combatto per far emergere le contraddizioni, se ci sono. Se la maggioranza prevale, accetto la regola della Democrazia. Delle due l’una: o Io non sono stato capace di argomentare o, se ho effettivamente ragione, non sono stato capace di raccogliere attorno a me un numero di iscritti, che condividono il mio pensiero, tale da garantirmi il prevalere delle nostre ragioni.
    Queste sono le regole della Democrazia e della rappresentatività in attesa del ritorno del Buon Dio.
    Troppi figuri, che frequentano l’attuale panorama politico, ricorrono al semplicistico stratagemma di ” fondare un Movimento Nuovo”. ( facendo sorridere i maestri del divide et impera per poi in caso di successo candidare i figli. Leggi IDV).
    Be’, se sono così capaci, possono farlo anche all’interno di strutture già esistenti e Nobili, al di la’ di chi momentaneamente le rappresenta,

  • Sardista

    ….Scusate ho accidentalmente inviato il post senza averlo prima terminato.
    Volevo solo aggiungere che, la citazione riguardo all’ IDV era solo esemplificativa, il messaggio e’:
    Volete combattere per i Sardi e la Sardegna? Venite ad ingrossare le file delle realtà regionali già esistenti o quantomeno lavorate per unirle non per dividerle ulteriormente. In caso contrario, mi duole dirlo, e lo dico senza intenti offensivi, apparite come ” utili idioti”.
    Sono cosciente del Vostro Impegno e della Vostra passione e so’ che quanto ho affermato e’ duro e difficile da digerire. La tentazione di mandarmi aff..are un giro e’ umana e comprensibile, ma Vi chiedo uno sforzo. Ragionateci un attimo. Per il bene della Sardegna e dei Vostri figli, attuali e futuri.
    Saluti e …….Forza Paris