Nell’assemblea delle province del Sulcis Iglesiente e del Medio Campidano, tenutasi nella sede del consiglio comunale di Cagliari giovedì 12 gennaio, province, enti locali e rappresentanti dei pendolari hanno dato un giudizio pressoché unanime sul servizio offerto da Trenitalia: pessimo. Le responsabilità sembrano essere imputabili quasi esclusivamente all’azienda, rea, tra le altre cose, di negare una qualsiasi forma di dialogo ad istituzioni locali e rappresentanze. Trenitalia è ovviamente assente anche a questa assemblea, pur essendo ufficialmente invitata a partecipare, magari si scuserà per il disagio. Assente anche il consiglio della provincia di Oristano che pur vivendo gli stessi disagi non è stato invitato alla discussione.
Un quadro, quello messo in luce, preoccupante. Un servizio pubblico inefficiente come quello dei trasporti ha inevitabilmente ripercussioni gravissime sull’intera società: diritti fondamentali come quello al lavoro e allo studio, vengono costantemente messi in discussione da continui ritardi, soppressioni di corse, biglietterie assenti che vanno a sommarsi a condizioni igieniche precarie, sottodimensionamento e vetustà dei vagoni e delle vetture. La fermata nei pressi dell’aeroporto è ancora un miraggio mentre a Cagliari è stata ultimata una fantomatica fermata, denominata Santa Gilla, nei pressi di piazza Unione Sarda, della quale nessuno, o quasi, sentiva l’impellente bisogno.
L’assessore regionale ai trasporti, Christian Solinas, dal canto suo lamenta gravi carenze: il taglio dei fondi, la difficoltà di spendere anche le risorse disponibili per non venir meno al patto di stabilità, riforme attuate dal governo centrale (come l’annunciata privatizzazione dei servizi treni, ispirata alla realtà italiana e applicata “a pioggia”) non adatte alla realtà sarda, estremamente complessa e distante.
Sempre Solinas informa che il tanto agognato contratto di servizio con Trenitalia sarà pronto per marzo e che 8 nuovi treni “veloci” saranno in consegna per il 2013.
Che Trenitalia non abbia la benché minima intenzione di collaborare è palese come è altrettanto evidente che le ferrovie sarde non siano una priorità del governo italiano.
Sin dai primi anni dell’unità, i politici italiani sostenevano che, a differenza delle ferrovie che andavano realizzandosi nella penisola, quelle sarde non servissero all’Italia ma esclusivamente ai sardi, pertanto dovevano essere i sardi a preoccuparsene, dimenticando che le ingenti imposte riscosse sull’isola andavano a finanziare anche i servizi italiani.
È chiaro a tutti che la continuità territoriale vada garantita, non solo tra Sardegna ed Europa, ma all’interno dello stesso territorio sardo. Quale economia (sia essa turistica, agroalimentare o industriale) potrà mai svilupparsi se non potenziamo le nostre infrastrutture? Quale imprenditore, sardo o straniero, investirebbe in un territorio che non possiede un sistema di infrastrutture e servizi efficiente, capace di abbattere i prezzi dei trasporti?
La questione dei trasporti è per la Sardegna di vitale importanza ma non può essere risolta se non vengono intraprese politiche mirate che tengano conto della realtà isolana.
Non possiamo permetterci che il governo italiano, commettendo l’ennesimo errore di valutazione (come spesso fatto in questi 150 anni di tormentata convivenza), applichi politiche inefficaci e dannose.
Non possiamo attendere che la Regione Autonoma, privata della sovranità politica, rincorra, con l’ennesima “vertenza”, il governo italiano, nel tentativo di correggere scelte inadeguate che non fanno altro che mettere in ginocchio la nostra economia.
Proponiamo che venga istituita una “flotta” nazionale sarda, in concorrenza con Trenitalia, pronta a subentrarle nel momento, sempre più vicino, in cui questa dismetta il servizio o rechi un disservizio talmente insopportabile da far desistere l’utente.
Chiediamo che gli 8 nuovi treni (i primi di una lunga serie) vengano affidati alla gestione dell’Arst, già titolare delle Ferrovie della Sardegna.
Chiediamo inoltre che, stipulato il contratto di servizio, il ricavato dell’applicazione delle sanzioni imposte a Trenitalia per l’inadempimento degli accordi venga reinvestito nel settore ferroviario e che una parte dei fondi attualmente stanziati per la continuità aerea vengano dirottati per l’acquisto di nuove vetture.
La mobilità pubblica è un diritto del cittadino ed un bene della comunità, va preservato ed incrementato in ogni sua forma.
Matteo Pische, Resp. Politico ProgReS Aristanis
Simone Lisci, Resp. Politico ProgReS Campidanu
Gianni Farci, Resp. Politico ProgReS Sulcis
