Lingue e Culture

Per l’università sarda

1 aprile 2014 scida

Il 2 e 3 Aprile si terranno nell’ateneo cagliaritano le elezioni universitarie per il rinnovo della rappresentanza studentesca nel Senato Accademico, nel CdA dell’Università, nel CUS, nei consigli di Facoltà e di corso.

ProgReS Progetu Repubblica sostiene la candidatura degli universitari indipendentisti di Scida. Per la prima volta gli studenti dell’Università di Cagliari potranno scegliere i propri rappresentanti, nei corsi e negli organi centrali, fuori dal sistema che fa riferimento ai partiti italiani e che governa l’Ateneo Cagliaritano in sintonia con l’attuale rappresentanza studentesca.

Riteniamo importanti le scelte programmatiche volte all’ampliamento dell’offerta formativa che tiene conto della cultura della nazione sarda con particolare attenzione alle politiche linguistiche, alla sua storia e società. Un programma completo che spazia dalle politiche energetiche sulle fonti rinnovabili all’economia e legislazione sarde. Tutto ciò per porre le basi verso un’università sarda che abbia come obbiettivo il fornire gli strumenti critici alla nostra società in maniera che possa incidere e determinare il proprio futuro.

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Los Sardos, un pòpul de poliglotes

18 gennaio 2014 Gavino Balata

di Gavino Balata
Coordinatore politico di ProgReS Progetu Repùblica Tàtari

La Sardenya és una nació qui té la fortuna d’haver acollit, durant los sèculs, gents i civiltats arribades de tot lo Mediterràni. Llengües, cultures i tecnologies que se són fundides amb allò que era ja present al territori i han dat a la nostra ísula la forma, lo sabor, las colors i los sons che avui mosaltros coneixem.

Aquest immenso patrimoni natural i antropològic, minera de contenguts pels artistes i de attractors pel turisme, caracteritza la nostra essència, la nostra identificació amb la nostra terra. Quan diem “jo só sardo” no podem no acostar a aquesta petita frase una sèrie infinida de coses que mos fan identificar amb la Sardenya. Un d’aqueixos factors, una molècula extremament important d’aqueix “DNA identitari” és la nostra llengua. Ansis, les nostres llengües.

Jo só alguerés i, també si só nat en una família on la qüestió lingüística és estada sempre ben present, me só reapropiat de la mia llengua, lo català de l’Alguer, a la bella edat de 28 anys. Ara escric i parl correntement l’alguerés i tenc sovent la fortuna d’emprar-lo també en àmbit de treball.

No sep perquè he decidit de posar-m’hi a estudiar-lo. Era una cosa que simplement teniva de fer i de massa temps embalava. Per tants de la mia generació aquest mecanisme no s’és activat. No lis hi podem inculpar. Les llengües minoritàries malauradament pateixen almanco cinquanta anys d’estigmatització. Mos han fet creure que si havéssim parlat en italià fórem estats millors. Mos han dit que l’alguerés (i lo sardo i les altres llengües sardes) foren arrüinat la pronúncia italiana dels nostros fills i mos han fortament desaconsellat d’emprar-lo en presència d’ellos.

Aqueix truc és estat usat també per privar-nos de la coneixença de la nostra història per mos fer creure que sem sempre estats la perifèria de calqui u. Mos han enganyat i amb aquesta traça han cercat de desnaturar, reduïr, minimitzar la nostra cultura, la nostra manera d’ésser, i al mateix temps, mos han fet fer un brinc enrere, oblingant-nos a diventar una comunitat monolingüe.

Los estudis més recents portats envant de importants estudiosos, com Antonella Sorace de la Universitat d’ Edimburg, demostren no sol que la vida en un ambient plurilingüe ajuda les criatures en l’aprendiment dels diversos idiomes (i de altros, a més de los que se parlen en família). Los minyons de fet són més desperts, més elàstics i més versàtils, amb grans beneficis per l’estudi i la formació. A més és demostrat que un cervell “bilingüe” és més actiu, més creatiu i aquest fet, a part dels beneficis pràctics, contribueix a prevenir malalties com l’Alzheimer.

La robada de les nostres llengües és sol una de les tantes patides dels sardos durant los últims 150 anys. I crec que sigui arribat lo moment de donar una espinyida, accelerar un procès de reintroducció i reapropiament d’aqueix bé, que afortunadament durant los últims anys ha reprès força.

Quan he decidit d’iniciar una experiència política amb Progetu Repùblica l’he fet tenint ben clara la posició del partit respecte al Sardo i a les altres llengües de la Sardenya. Com independentistes al govern exprimirem lo primer assessor a la cultura i a la pública instrucció de la nostra història. Tenim menester de calqui u que posi al primer lloc de l’agenda política lo reforçament de la nostra identitat històrica.

La nostra política lingüística té menester d’un altro brinc endavant i restituir al Sardo un estatus de normalitat. L’estatus pròpi d’una llengua amb la qual és possible treballar, estudiar, comunicar amb la pública administració, fer comerci, socialitzar. La llengua de la vida de cada dia, sense substituir l’italià, ma posant-se al sou mateix nivell, amb igual dignitat. Una llengua de la qual ésser orgullosos, de la qual no vergonyar-se. Una llengua de mostrar a tots, no de amagar. Una llengua per produir art, cultura i economia.

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La Sardegna è una nazione che ha la fortuna di avere ospitato, nel corso dei secoli, genti e civiltà provenienti da tutto il mediterraneo. Lingue, culture, tecnologie che si sono fuse con quanto era già presente sul territorio e hanno dato alla nostra isola la forma, il sapore, i colori e i suoni che noi oggi conosciamo.

Questo immenso patrimonio naturale e antropologico, miniera di contenuti per gli artisti e di attrattori per il turismo, caratterizza la nostra essenza, il nostro identificarci con la nostra terra. Quando diciamo “io sono sardo” non possiamo non richiamare in questa breve frase una serie infinita di cose che ci fanno identificare con la Sardegna. Uno di questi fattori, una molecola estremamente importante di questo “DNA identitario” è la nostra lingua. Anzi, le nostre lingue.

Io sono Algherese e, pur essendo nato in una famiglia dove la questione linguistica è sempre stata ben presente, mi sono riappropriato della mia lingua, il catalano di Alghero, alla bella età di 28 anni. Ora scrivo e parlo correntemente l’algherese e ho spesso la fortuna di utilizzarlo anche in ambito lavorativo.

Non so bene perché ho deciso di mettermi a studiare. Era una cosa che semplicemente sentivo di dover fare e da troppo tempo rimandavo. Per molti della mia generazione questo meccanismo non si è attivato. Non sono da biasimare. Le lingue minoritarie purtroppo subiscono da almeno cinquant’anni una stigmatizzazione. Ci hanno fatto credere che se avessimo parlato in italiano saremmo stati migliori. Ci hanno detto che l’algherese (e il sardo e le altre lingue sarde) avrebbe rovinato la pronuncia italiana dei nostri figli e quindi ci hanno fortemente sconsigliato di utilizzarlo in loro presenza.

Questo trucco è stato usato anche per privarci della conoscenza della nostra storia, per farci credere che siamo sempre stati la periferia di qualcuno. Ci hanno ingannato e con questo sotterfugio hanno cercato di snaturare, ridurre, minimizzare la nostra cultura, il nostro modo di essere, e allo stesso tempo, ci hanno fatto fare un balzo indietro, obbligandoci a diventare una comunità monolingue.

Gli studi più recenti portati avanti da importanti studiosi, tra cui Antonella Sorace dell’Università di Edimburgo, dimostrano non solo che la vita in un ambiente plurilingue aiuta i bambini nell’apprendimento dei diversi idiomi (e di altri, oltre a quelli parlati in famiglia). I bambini infatti risultano essere più svegli, più elastici e versatili, con grande beneficio per l’apprendimento e la formazione. Inoltre è dimostrato che un cervello “bilingue” è più attivo, più creativo e questo fatto, al di là dei benefici di ordine pratico, contribuisce a tenere lontane malattie come l’Alzheimer.

Il furto delle nostre lingue è solo uno dei tanti subiti dai sardi negli ultimi 150 anni. E credo che sia arrivato il momento di dare una spinta, accelerare un processo di reinserimento e riappropriazione di questo bene, che fortunatamente negli ultimi anni ha ripreso vigore.

Quando ho scelto di iniziare un’esperienza politica con Progetu Repùblica l’ho fatto avendo ben chiara quale fosse la posizione del partito rispetto al Sardo e alle altre lingue della Sardegna. Come indipendentisti al governo della Sardegna esprimeremo il primo assessore alla cultura e alla pubblica istruzione della storia. Abbiamo bisogno di qualcuno che rimetta al primo posto dell’agenda politica il rafforzamento della nostra identità storica.

Dobbiamo far compiere un ulteriore balzo in avanti alla politica linguistica, e ridare al Sardo uno status di normalità. Lo status di una lingua con cui è possibile lavorare, studiare, interfacciarsi con la pubblica amministrazione, commerciare, socializzare. La lingua della vita di tutti i giorni, non soppiantando l’italiano, ma ponendosi al suo stesso livello, con pari dignità. Una lingua di cui essere fieri, non di cui vergognarsi. Una lingua da mostrare, non da nascondere. Una lingua per produrre arte, cultura, economia.

Pro un’iscola e un’universidade sarda

19 dicembre 2013 Alessandro Loi Piras

de Alessandro Loi Piras – Attivista de ProgReS Progetu Repùblica

Castiende is crònacas de custas dies est evidente su fallimentu morale, èticu e polìticu de sa classe dominante dipendentista chi at guvernadu sa Sardigna in is ùrtimos 60 annos. Comente est possìbile chi totu una classe polìtica tèngiat unu gradu aici bassu de ètica pùblica, sentidu de comunidade e, fintzas, de cussèntzia natzionale.

Ma, in ue si formant is generatziones de sardos? Deo creo chi una bona parte de sa curpa siat de unu sistema formativu chi in Sardigna si fundat a pitzus de su natzionalismu italianu e de sa negatzione de cale si siat signu de s’identidade sarda.

Comente diant a pòdere pensare a una Sardigna lìbera e giusta is persones formadas in iscolas e universidades italianas de Sardigna, deprivadas de is limbas, s’istòria e de sa cultura issoro? Comente si diant a pòdere reconnòschere a intro de una comunidade locale o natzionale e duncas traballare pro su bene comunu persones chi non ischint nemmancu cale est sa comunidade issoro e in cale puntu de s’ispàtziu e de su tempus sunt bivende.

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Un’iscola sarda e plurilìngue

12 dicembre 2013 Rina Pinna

de Rina Pinna – Attivista de ProgReS Progetu Repùblica

«A is pipios e a is pitzocos non nde si importat nudda de su sardu.» «Imparende su sardu is pipios tenent dificultades a imparare s’italianu.» Meda bortas m’est capitadu de intèndere nàrrere custas cosas dae is babbos e is mamas o dae is àteros professores.

Sa beridade, però, est ca is pipios/as e is pitzocos/as sunt cuntentos cando si faghet sa letzione in sardu e non tenent perunu problema a imparare e impreare àteras limbas. Antzis, medas bortas, sunt cussos chi chistionant e connoschent mègius sa grammàtica de su sardu chi renessent a partzire mègius is duas limbas e a non fàghere is errores tìpicos de is sardos chi iscrìent in italianu.

Pro s’esperièntzia mia de maistra, cando faghimus letzione in sardu is pitzocheddos sunt prus atentos e interessados a sa letzione, e fintzas a imparare faeddos noos chi mancari non connoschent. Cando fatzo s’apellu in sardu, is pipios si intentent prus cunsiderados e parte de una comunidade.

In ùrtimu, cando is pitzocos e is pitzocas si ponent a fàghere chircas o tesinas in sardu, meda bortas si impignant de prus pro agatare faeddos chi non connoschent e pro imparare fintzas s’istòria o sa geografia sarda cun prus gana e prus fatzilidade. E fintzas is motivatziones e is reconnoschimentos esternos sunt prus fortes, comente dimustrat su traballu chi amus fatu s’annu passadu cun sa primu tesina de tertza mèdia in sardu, chi est essida in is giornales sardos ma fintzas internatzionales.

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Chistione linguìstica, protzessos democràticos e sèberos polìticos

18 novembre 2013 Omar Onnis

de Omar Onnis Deidda, Ativista de ProgReS Progetu Repùblica

Unu de sos resurtados prus evidentes de s’OST (Open Space Technology) in contu de cultura, fatu in Nurachi su mese de santugaine coladu, est sa tzentralidade de sa chistione linguìstica sarda. No est un’ispantu, pro chie est in intro de s’arresonu, ca totus sos datos chi tenimus nos narant sa matessi cosa. Podet èssere ispantadu isceti chie non at un’idea funguda e onesta de custa chistione.

In sas ùrtimas chidas amus lèghidu parres e cummentos de unos cantos intelletuales sardos in sas pàginas de sa Nuova Sardegna. Totus personàgios bene connotos, rapresentantes mannos de s’acadèmia sarda, de Tàtari e de Casteddu. S’arresonu issoro est istadu craru: su sardu non at bisonzu de esser afortziadu, non tenet netzessidade de unu protzessu de istandardizatzione, depet lassare logu a s’italianu che a s’ùnica limba de totus sos sardos, e goi sighende.

Sos argumentos impreados non sunt noos. Antzis, naramus puru cun trancuillidade chi sunt betzos e giai intesos milli bortas. Mancari custos personàgios apant detzìdidu de torrare respusta a interventos e decraratziones de àtere (mescamente de Pepe Coròngiu, capu de s’Ufìtziu de sa Limba sarda de sa Regione), in realidade ant bogadu a campu su matessi arresonu de custos ùrtimos barant’annos. Su problema est chi no ant collidu su nùcleu fundamentale de totu su contu, lis est fughida sa raighina de sa chistione, e prus issos creent de l’àere reconnota, prus pagu la bident.

Ca su problema mannu de oe, pro su sardu e pro sas àteras limbas istòricas de Sardigna, no est istandardizatzione eja o nono, opuru s’impreu issoro in sas iscolas, in s’universidade e in sos mèdios de comunicatzione. Su problema est comente fàghere totus custas cosas e in su matessi tempus comente fàghere crèschere sa trasmissione intergeneratzionale de su sardu e de sas àteras limbas istòricas sardas.

Sa gherra de s’acadèmia sarda est una gherra de “retroguardia”, chi non serbit a nudda de bonu e est comomai petzi una zavorra, unu pesu pro su caminu a in antis de sa chistione.

Su chi est essidu a campu dae s’OST de Nurachi, imbetzes, est chi su problema est unu problema polìticu e chi sos protzessos de istandardizatzione e normalizatzione de su sardu e de sas àteras limbas de Sardigna depent mudare passu, depent èssere prus abertos e inclusivos, depent pigare una forma prus democràtica. Custu eja, est unu problema bene intesu dae totus.

Sos mèritos de chie in custos annos at traballadu pro afortiare sa positzione de su sardu non sunt pagos. Fintzas sa chistione de sa LSC, francu sas disamistades personales e sas polèmicas tosturrudas e chena frutu, no est goi mala a risòlvere. De propostas e de ideas pro pigare torra su caminu cumpartzidu de sa istandardizatzione gràfica de su sardu bi sunt. Tocat de pònnere mente a su chi s’ischit in contu de custos fenòmenos. S’istandardizatzione non est unu protzessu chi potzat finire goi comente est inghitzadu, mescamente si est partetzipadu e democràticu. Posca, est naturale, tocat a sa polìtica a fàghere sìntesi.

Sa polìtica sarda, bisòngiat de lu nàrrere craru, at semper fatu pagu e male pro sa chistione linguìstica. Tropu timorosa e tropu italotzèntrica, pagu agiudada dae s’universidade, atenta prus a su cunsensu de sos tzentros de interessu angenos chi l’at donadu legitimatzione chi a sos interessos de sos sardos (in custu che in totus sos àmbitos, a dolu mannu nostru). Sa boghe de sa Sardigna, fintzas in sos logos istitutzionales in ue sa chistione podiat èssere batida cun sa fortza de su deretu e de sa resone, est semper istada dèbile. Totu custu depet mudare.

Su sardu e sas àteras limbas sardas depent otènnere sa positzione chi lis tocat, depent àere unu status de co-ufitzialidade cun s’italianu, prenu e reconnotu, siat in Itàlia siat in Europa e in sas istitutziones internatzionales. Chena fàghere sa gherra a s’italianu (chi diat èssere una cosa tonta a beru, e fintzas violenta, in prus de èssere unu dannu), tocat de pònnere su sardu comente limba normale de sos sardos, a su matessi livellu de s’italianu, dende.li logu e tempus de s’afortiare cun s’impreu cumpartzidu e ispaniadu e sa conchista de unu reconnoschimentu sotziale prus mannu.

Ischimus chi bi sunt sardos chi non nde cherent intèndere, de custu contu, chi timent de perdee vantàgios o status sotziale, si su sardu e sas àteras limbas istòricas de s’ìsula bogarent logu a s’italianu, o chi creent – isballiende meda – chi donende importàntzia a sas limbas nostras nos amus a tancare in unu furriadòrgiu de isulamentu e arretradesa. Ma custos sunt argumentos chena capu nen coa, dae tempus meda privados de sustàntzia e de beridade dae sos stùdios internatzionales, cussos istùdios matessi chi ant dificultade a intrare in s’universidade sarda.

Ma in su protzessu de autodeterminatzione de sos sardos e pro una Sardigna possìbile a beru custu contu est importante meda e – paris cun àteros – est fundamentale pro nos torrare una sugetividade istòrica cumprida e una libertade prus manna e prus forte.

Il grande fiume della Storia

4 settembre 2013 bugge

di Matteo Bellu Ticca – Responsabile Politico ProgReS Progetu Repùblica Nùgoro

“Sardegna! Dolce Madre taciturna / Non mai sangue più puro / E innocente di questo ti bruciò / Il core”

Sono le parole del poeta nuorese Sebastiano Satta a cercare di rendere meno amaro il dolore del lutto. Il 4 settembre del 1904 l’Esercito italiano apre il fuoco su un gruppo di lavoratori delle miniere del Sulcis Iglesiente in rivolta contro lo sfruttamento e le condizioni inumane di lavoro alle quali vengono quotidianamente sottoposti. Tre di essi cadono uccisi e molti altri rimangono feriti dalla violenza delle due compagnie del 42° fanteria del Regio esercito, accorse per sedare sul nascere uno dei primi tentativi di sciopero organizzato dei minatori sulcitani.
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Sa limba eletorale

24 agosto 2013 Sa limba eletorale

Bi semus! Est cumintzada sa campagna eletorale. E de ite ti nde sapis? Ca, su prus furbu de sa cumpangia, at pensadu bene de fàghere una “proposta choc” a pitzus de sa limba sarda. E, labae!, custos margianeddos sunt giai semper a su guvernu!

Si ddu regordades Renato Soru, ca a presidente de sa regione, carchi mese prima de is eletziones de su 2009 promitit una lege noa a pitzus de su sardu pro superare sa primitiva lege 26 de su 97? S’at àere pensadu: «custos tontazos chi istimant su sardu mancari si iscarèssent ca fiat deo su presidente de sa regione in custos chimbe annos, e duncas m’at a votare ca promito cussu chi in chimbe annos no apo fatu». E giai ca costaiat tempus e intellighèntzia a istudiare sa situatzione sòtziulinguistica e sa realidade plurilìngue sarda, ualà!, pigamus sa lege de su Friuli chi est giai pronta (e a èssere mègius de sa lege 26 non bi bolet meda…)

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