GALSI da servitù di passaggio a risorsa per i Sardi

18 agosto 2011 Lascia un commento »

Sembrava sopito, sconfitto dalla grande crisi, cassato dalle autorità europee competenti, finito nel cassetto dei progetti impossibili, tra il ponte di Messina e la strada per Marte. Ma il gigante del gas è tornato

Riprendono i lavori del GALSI e sembra che il punto cruciale sia dove deve passare il grande tubo. Ma il punto dovrebbe essere se e come realizzare l’opera intera e quali vantaggi porterà.
A tutt’oggi – evidentemente – nessuno!
Parrebbe inalterata, infatti, la mission del progetto GALSI e cioè portare gas metano dall’Algeria verso l’Italia, via Sardegna. Una servitù di passaggio. Una semplicissima servitù di passaggio.

Dunque, nonostante si fosse già riscontrata a suo tempo la natura di quest’opera e la sua assoluta estraneità agli interessi dei territori che attraverserà, i lavori riprendono, si avviano adesso gli espropri dei terreni coinvolti. Un esempio perfetto del tipico approccio top – down che ci stringe d’ogni intorno con lacci di dipendenza. Un approccio che ha comportato sempre e solo disastri, sia economici, sia sociali, sia ambientali. Di molti stiamo ancora pagando le amare conseguenze.

ProgReS – Progetu Repùblica chiede alla Giunta Regionale che, se davvero si intende permettere questa – come altre – servitù, allora si proceda urgentemente all’esame dei piani particolareggiati del progetto e più specificatamente attraverso:

  • richiesta di un termine finale dei lavori, sfumato il quale crescerebbero gli oneri derivanti dalla concessione dei terreni;
  • verifica del tracciato con produzione di perizia idrogeologica e valutazione di vicinanza a siti di interesse storico e naturalistico;
  • ottimizzazione dell’insistenza su aree private e pubbliche;
  • piani di sicurezza dell’impianto e delle centrali, nonché di manutenzione, con esplicitazione della responsabilità in materia della società GALSI;
  • studi di impatto ambientale all’imbocco e in uscita, nonché di tracciato, durante la realizzazione dell’opera, nonché dell’impianto a regime per tutta la durata della concessione;
  • valutazione di un adeguato rimborso a favore della Regione Sardegna, da destinare alla ricerca nell’ambito della produzione energetica da fonti rinnovabili;
  • durata della concessione GALSI decennale rinnovabile;
  • che la realizzazione di tutte le opere e la successiva conduzione e manutenzione, vengano affidate ad un consorzio di piccole e medie imprese locali, sotto l’egida della Regione Sardegna e che la direzione dei lavori sia affidata ad un tecnico di fiducia della Regione e che detto rapporto sia regolato attraverso criteri di responsabilità e premialità trasparenti.


Ma altresì si chiede se invece non si voglia trarre dei vantaggi per la comunità sarda, così come sarebbe logico.
In questo caso la Regione dovrebbe concedere la servitù del GALSI esclusivamente e soltanto nel caso che, espletati i punti già elencati, venga realizzata la variante relativa alla rete di metanizzazione interna e che questa, sia per i punti di intercettazione, sia per la derivazione e distribuzione, sia realizzata senza alcun intervento economico ne da parte della Regione Sarda, ne dei comuni – ai quali era stato anzi richiesto in concorso di spesa pari al 70% in merito alla realizzazione della rete di metanizzazione e una costituzione di organismo di bacino per accedere al servizio – che il metano venga fornito ai cittadini sardi ad un prezzo agevolato concordato prima dell’inizio dei lavori a titolo di risarcimento per la servitù di passaggio;

Riteniamo che l’utilizzo strumentale del posto di lavoro come contropartita, perché si consentano utilizzi di territorio e risorse, sia ormai quanto meno ridicolo.
Ribadiamo pertanto, la necessità di contrattare la compartecipazione agli utili e la corresponsabilità della realizzazione.

Tutto ciò detto, sempreché si sia valutato il dispendio delle risorse in favore di altro fossile che, per quanto considerato “pulito” deve essere importato, piuttosto che investire sul futuro attraverso il settore della ricerca per un settore energetico fondato su criteri esclusivi quali rinnovabile ed autosufficiente, sempreché la Regione abbia lavorato di concerto con il CSR4 per un progetto di incremento esponenziale dell’energia rinnovabile ed un altrettanto decremento del fossile.

Ricordiamo che la Regione Autonoma della Sardegna si è dotata di un piano energetico nel quale si prevede l’abbattimento delle emissioni di CO2. Dunque l’utilizzo del metano consentirebbe la riduzione dell’utilizzo di altre fonti, causa di emissioni nocive molto più pesanti e la creazione di un sistema misto di approvvigionamento energetico, per lo spostamento graduale ma deciso verso l’utilizzo di energia da fonti rinnovabili.

Ricordiamo ancora che lo stesso presidente Cappellacci ha firmato a suo tempo il c.d. Patto delle Isole, con chiari impegni anche nel settore dell’approvvigionamento energetico.

In base a quanto precede, ProgReS – Progetu Repùblica sollecita un pronto intervento delle autorità sarde prima che i lavori del GALSI arrivino a un punto di realizzazione dal quale non si possa più tornare indietro. Autorità sarde (Giunta Regionale e Consiglio Regionale in primis) che – non sembra inutile ricordarlo anche qui – hanno il dovere di promuovere, garantire e tutelare gli interessi e le necessità dei sardi.

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