Cun sas ànimas de sos mannos nostros, chi sias, Babbu Mannu de sa Sardigna

20 febbraio 2012 Lascia un commento »

Una volta Napoleone aveva necessità di prendere un volume da una libreria. Non ci arrivava. Uno del seguito gli disse: “Lasciate fare a me, che sono più grande”. “Caso mai, più alto” rispose Napoleone. Giovanni Lilliu era basso. Chi mai lo penserebbe? Nessuno ricorderà il prof. Lilliu per la sua statura fisica. Perché non è quello il metro con cui si misurano gli esseri umani. E Giovanni Lilliu è stato, nel bene e nel male, un grande uomo e un grande sardo.

Nel bene e nel male, perché una figura ingombrante come la sua possiede inevitabilmente tanti aspetti diversi, tanti modi di manifestare la propria grandezza. Lilliu ha incarnato per decenni tutte le sfaccettature della saggezza, del potere e dell’influenza, sia nel suo ambito disciplinare sia molto più in là di esso, fino ad avere una rilevanza incontestata nello scenario politico della Sardegna autonomista.

Come altri di quella generazione, Lilliu è stato sia una benedizione sia una maledizione per la Sardegna. Ha alternato aperture rivoluzionarie, tese all’emancipazione storica del suo popolo, a chiusure repentine e raggelanti, che ne hanno tarpato le ali. Alle scoperte sensazionali in campo archeologico, ha aggiunto una fortissima egemonia accademica che ha in qualche misura frenato e debilitato l’intero settore della ricerca sul nostro passato. I danni maggiori naturalmente li hanno prodotti i suoi emuli e discepoli, mai all’altezza del maestro e perciò stesso manchevoli della forza che ne avrebbe tradotto e arricchito l’eredità per il tempo a venire, trasformando le sue tesi e le sue idee in dogmi cui attenersi, più che in acquisizioni scientifiche da sottoporre a costante verifica ed a eventuale modifica.

A Lilliu possono essere intestati molti meriti e molti demeriti, dunque. Specialmente nell’ottica di chi intravvede nel percorso di emancipazione politica dei sardi l’unica strada possibile per uscire dalla nostra condizione di subalternità morale, materiale, civile. Ma certo nessuno ne può disconoscere la statura culturale, la finezza dell’ingegno, la visionarietà di certe intuizioni poi tradottesi in risultati fattuali.

Oggi, che dobbiamo salutarlo per l’ultima volta, ci piace ricordarlo soprattutto per le parole forti spese a favore del riscatto storico dei sardi.

Cun sas animas de sos mannos nostros, chi sias, Babbu Mannu de sa Sardigna.

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